CORIGLIANO-ROSSANO (CS), martedì 20 ottobre 2026 – In Italia oltre un milione e 136mila minori
vive in povertà assoluta. Per il 4,9% dei bambini sotto i 16 anni l’accesso ad un’alimentazione
adeguata è ostacolato dalle difficoltà economiche delle famiglie, una percentuale che nel
Mezzogiorno raggiunge l’8,9%. E dall’altra parte c’è la diseducazione alimentare: il 19% dei
bambini italiani di 8-9 anni è in sovrappeso e il 9,8% presenta obesità. Numeri che raccontano due
aspetti di un’emergenza sanitaria, sociale ed educativa che impone di intervenire già nella prima
infanzia. Perché mangiare non significa semplicemente riempire la pancia. Significa fornire
all’organismo ciò di cui ha bisogno per crescere, sviluppare il cervello e costruire le difese
immunitarie. E significa soprattutto imparare a riconoscere la qualità di ciò che arriva sulla tavola.
PEDAGOGISTA RENZO: EDUCARE AL CIBO È UNA RESPONSABILITÀ PEDAGOGICA
È la pedagogista Teresa Pia Renzo, direttrice del Polo Infanzia Magnolia di Corigliano-Rossano, a
richiamare l’attenzione sull’importanza dell’educazione alimentare in occasione della Giornata
mondiale dell’Alimentazione. Un appuntamento che i bambini hanno vissuto attraverso un
laboratorio esperienziale dedicato alla conoscenza delle materie prime locali e alla stagionalità. Nei
primi anni di vita il cervello attraversa una fase straordinaria di sviluppo. È proprio in questo
periodo – sottolinea – che l’alimentazione deve diventare una priorità educativa. Non dobbiamo
insegnare ai bambini soltanto a mangiare, ma a mangiare bene, aiutandoli a costruire un rapporto
consapevole con il cibo.
UN PICCOLO MERCATO PER IMPARARE IL VALORE DELLA TERRA
Per l’occasione gli spazi del Magnolia sono stati trasformati in un piccolo mercato contadino, con
banchetti dedicati ai prodotti a chilometro zero. I piccoli, protagonisti di una simbolica esperienza
di acquisto, hanno potuto avvicinarsi agli alimenti che caratterizzano la stagione autunnale. Dalle
zucche ai cachi, passando per l’uva, le pere e le mele, fino ai legumi e agli ortaggi della tradizione
agricola calabrese, come fagioli, broccoli, patate, carote e rafano. Il mercato è diventato così uno
spazio di apprendimento nel quale scegliere un prodotto ha significato anzitutto conoscerlo,
osservarne le caratteristiche e comprenderne il legame con la terra che lo genera.
IL CIBO NON È SOLTANTO ENERGIA, È SVILUPPO COGNITIVO
Il percorso ha consentito di avvicinare i bambini, con linguaggi adeguati alla loro età, al significato
nutrizionale degli alimenti. Il calcio, insieme alla vitamina D e al movimento, contribuisce alla
salute delle ossa e dei denti. I grassi insaturi, presenti ad esempio nell’olio extravergine d’oliva,
fanno parte di una dieta equilibrata; i legumi apportano proteine vegetali e fibre, mentre frutta e
verdura forniscono vitamine e altri nutrienti indispensabili. Una varietà alimentare che non può
essere sostituita dal consumo abituale di merendine, bevande zuccherate e prodotti industriali
ricchi di zuccheri aggiunti. L’obiettivo non è proibire, ma educare a distinguere ciò di cui il corpo ha
bisogno da ciò che viene consumato soltanto per abitudine.
IL KM ZERO COME SCELTA CULTURALE, PRIMA ANCORA CHE ALIMENTARE
Nella visione pedagogica Magnolia, conoscere la provenienza del cibo significa anche recuperare il
rapporto con l’economia agricola e produttiva del territorio. La frutta non nasce sugli scaffali del
supermercato e gli ortaggi non sono disponibili indistintamente in ogni momento dell’anno. Dietro
ciascun alimento ci sono il lavoro dell’agricoltore, i ritmi della natura e una filiera che merita di
essere conosciuta. È una consapevolezza che si costruisce attraverso l’esperienza, facendo
familiarizzare i bambini con sapori autentici e materie prime che appartengono alla cultura
alimentare calabrese.
RENZO: LA PREVENZIONE COMINCIA ANCHE NEL CARRELLO DELLA SPESA
La sfida educativa – ricorda la pedagogista da più di vent’anni punto di riferimento per la crescita
della prima infanzia – riguarda necessariamente anche le famiglie. È tra le mura domestiche che si
consolidano le abitudini alimentari, spesso condizionate dalla fretta, dalla pubblicità e dalla facilità
di ricorrere a prodotti già pronti. La scuola può contribuire a orientare queste scelte, ma occorre
una responsabilità condivisa, senza dimenticare che – conclude Teresa Pia Renzo – per molte
famiglie l’accesso al cibo di qualità rappresenta anche un problema economico. –
(Fonte: Pedagogista Teresa Pia Renzo – Corigliano-Rossano – CS – Comunicazione
Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying).
