
CORIGLIANO-ROSSANO (CS), mercoledì 9 settembre 2026 – Oggi più che mai guidare e
riempire di contenuti e metodi un polo per l’infanzia non significa soltanto trovare una
risposta organizzativa ai bisogni delle famiglie. Significa partecipare alla costruzione, dal
basso, del primo argine contro l’emergenza pedagogica nazionale. Perché è nei primi anni
di vita, molto prima che esplodano dispersione scolastica, violenza giovanile, fragilità
emotive, dipendenze digitali, perdita del limite e crisi delle relazioni, che si decide la
qualità educativa di una comunità. Il polo per l’infanzia, dunque, non è più soltanto un
servizio: è un presidio sociale, culturale e pedagogico chiamato a governare le fratture del
presente prima che diventino fallimenti irreversibili.
GOVERNARE LE FRATTURE DEL PRESENTE PRIMA CHE DIVENTINO FALLIMENTI
È questo il leit motiv che ha accompagnato l’azione professionale della pedagogista Teresa
Pia Renzo che, nel corso dell’ultimo anno scolastico, ha affrontato i principali nodi del
dibattito educativo contemporaneo: dalla crisi dell’autorevolezza adulta alla responsabilità
delle famiglie; dall’autonomia dei bambini alla gestione della noia; dal rapporto scuolafamiglia al rischio di una digitalizzazione senza relazione; dalla violenza tra i banchi alle
baby gang; dalla dispersione scolastica all’orientamento; dalla cultura delle regole al
linguaggio dei ragazzi; dall’identità nazionale all’educazione al corpo, fino al ruolo delle
città e delle istituzioni nella crescita dei più piccoli.
NON SEMPLICE CUSTODIA, MA VERA E PROPRIA GOVERNANCE EDUCATIVA
La prima infanzia – ricorda la professionista – non può essere letta come un tempo minore,
preparatorio, quasi accessorio rispetto alla scuola che verrà. È il luogo in cui si formano
linguaggio, autonomia, relazione, fiducia, attesa, rispetto, senso del limite e prime
responsabilità. Considerare un nido o una scuola dell’infanzia come semplice spazio di
custodia significa non comprendere la profondità della sfida. In quei luoghi il bambino
impara a stare con gli altri, a riconoscere la regola, a tollerare una frustrazione, a non
ricevere sempre tutto subito, a usare le mani, il corpo, la parola e il silenzio come
strumenti di crescita.
L’EMERGENZA EDUCATIVA NASCE QUANDO GLI ADULTI ARRETRANO
Il punto più ricorrente dell’analisi pedagogica di Renzo è la crisi del ruolo adulto. Genitori
che giustificano, insegnanti delegittimati, istituzioni lente, comunità incapaci di sostenere
chi educa. Dentro questa frattura – sottolinea – crescono bambini sempre più esposti alla
fragilità e adolescenti che spesso arrivano al conflitto senza aver incontrato prima un
confine credibile. L’autorità, in questa visione, non è autoritarismo. È presenza. È
responsabilità. È capacità di dire no, di reggere la protesta, di accompagnare senza
sostituirsi, di proteggere senza impedire la crescita.
IL PRESIDIO PEDAGOGICO COME RISPOSTA ALLA CRISI DEL PRESENTE
È in questa cornice che il polo per l’infanzia assume oggi un valore più ampio. Non
soltanto luogo che accoglie bambini mentre le famiglie lavorano, ma spazio in cui si
ricompone ciò che fuori spesso si spezza: il rapporto con il limite, la fiducia negli adulti, la
capacità di stare insieme, l’autonomia, il rispetto della parola, del corpo, delle regole e
dell’altro. Se vogliamo davvero affrontare l’emergenza educativa – conclude Teresa Pia
Renzo – dobbiamo smettere di guardare alla prima infanzia come a una fase secondaria. È
lì che si costruisce l’argine. È lì che scuola, famiglia e comunità devono tornare a
incontrarsi. Perché quando un bambino viene educato bene nei primi anni, non stiamo
solo aiutando una famiglia: stiamo proteggendo il futuro di tutti.- (Fonte: Pedagogista
Teresa Pia Renzo – Corigliano-Rossano – CS – Comunicazione Istituzionale/Strategica –
Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying

