


CATANZARO – Non soltanto riabilitazione dopo un infortunio o un
intervento chirurgico, ma prevenzione, educazione al movimento,
recupero funzionale, gestione delle condizioni croniche,
mantenimento dell’autonomia e accompagnamento della persona
nelle diverse fasi della vita. È emersa una visione ampia e articolata
della fisioterapia dalla giornata FISIO360 – I volti della Fisioterapia
in un’unica esperienza, promossa dall’Ordine interprovinciale
della Professione Sanitaria di Fisioterapista di Catanzaro,
Crotone e Vibo Valentia, che sabato 12 settembre ha riunito al
Complesso Monumentale del San Giovanni professionisti, ospiti e
cittadini in occasione della Giornata Mondiale della Fisioterapia.
Una giornata aperta dai saluti istituzionali del vicesindaco di
Catanzaro Giusy Iemma e pensata per gli addetti ai lavori ma, prima
ancora, per informare la comunità e accrescere la consapevolezza
intorno a una professione sanitaria che negli ultimi anni ha ampliato e
approfondito il proprio campo d’azione. Il filo conduttore è stato
proprio quello di una fisioterapia a 360 gradi, capace di guardare non
soltanto al distretto corporeo interessato da una patologia, ma alla
persona nella sua complessità, ai suoi bisogni, alla sua storia e agli
obiettivi che deve raggiungere.
A portare la propria esperienza professionale e a contribuire al
dibattito, ciascuno dal proprio specifico punto di vista, sono stati
relatori provenienti da diverse regioni d’Italia tra cui Simone
Patuzzo, Teresa Esposito, Maria Teresa Inzitari, Anna
Benedetto, Silvia Bellachioma, Antonio Ammendolia, Nicola
Leone, Gianmarco Galluzzo, Annamaria Colao, Maria Concetta
Cutuli, Francesco Canalicchio, Eugenio Muzzi, Francesco
Tassone, Antonella Scalise, Teresa Salerno, Riccardo
Leone e Antonella Persico. Un confronto che ha attraversato diversi
ambiti della fisioterapia, mettendo in luce la complessità di una
professione inserita in percorsi assistenziali integrati e chiamata a
confrontarsi con bisogni e condizioni differenti.
«Siamo la mano che accompagna i primi passi di un bambino, la
forza che restituisce fiducia e sicurezza a un atleta dopo un infortunio
e siamo coloro che contribuiscono a garantire autonomia e dignità a
una persona anziana – ha sottolineato il
presidente dell’Ordine, Francesco Saverio Laraia –. Perché
restituire il movimento significa restituire la vita. Nessun
macchinario, per quanto innovativo e importante, potrà mai sostituire
il valore di una mano guidata dalla scienza e mossa dall’empatia», ha
aggiunto Laraia.
Proprio il rapporto con la persona è stato uno degli elementi
trasversali emersi nel corso della giornata. La competenza tecnica e
scientifica rappresenta una base imprescindibile, ma la presa in carico
richiede anche capacità di ascolto, osservazione e comunicazione. Il
paziente non è soltanto il destinatario di una prestazione: è parte di un
percorso che deve essere costruito in relazione alle sue condizioni,
alle sue possibilità e agli obiettivi condivisi.
In questo senso, il fisioterapista occupa una posizione centrale anche
all’interno dell’équipe multidisciplinare. Il percorso riabilitativo
prende forma attraverso un progetto individuale nel quale vengono
definiti obiettivi, tempi e modalità dell’intervento, tenendo conto
della complessità clinica della persona. Può trattarsi del giovane che
deve recuperare le proprie capacità per tornare al lavoro oppure della
persona anziana che deve affrontare una fase di particolare fragilità e
limitazione. In entrambi i casi il fisioterapista accompagna
concretamente la realizzazione degli obiettivi stabiliti nella presa in
carico e, grazie al contatto continuativo con il paziente, può osservare
l’evoluzione delle sue condizioni e contribuire all’adeguamento del
percorso, interfacciandosi quando necessario con le altre figure
sanitarie.
È anche su questo terreno che si misura la differenza tra una
professione sanitaria e attività che, pur potendo utilizzare parole e
pratiche apparentemente simili, non offrono le stesse garanzie. La
sicurezza delle cure passa infatti dalla capacità di osservare la
persona, monitorarne le condizioni e riconoscere tempestivamente
eventuali elementi di rischio.
Simone Patuzzo, fisioterapista, ha richiamato in particolare il
principio del monitoraggio continuo: «La sicurezza non riguarda
soltanto il momento iniziale della presa in carico, ma accompagna
l’intero percorso del paziente. Rivolgersi a un professionista sanitario
significa affidarsi a una persona formata, abilitata, tenuta
all’aggiornamento professionale e iscritta a un Ordine che vigila
sull’esercizio della professione».
Per il cittadino questo significa anche avere strumenti concreti per
compiere una scelta consapevole. Sul sito della Federazione
Nazionale degli Ordini dei Fisioterapisti, nella sezione dedicata
all’Albo professionale (fisionet.fnofi.it/albo-professionale), è
possibile ricercare il professionista per nome e cognome e verificarne
la regolare iscrizione all’Ordine. Un gesto semplice che diventa parte
integrante della tutela della propria salute, come ricorda la
campagna “Non lasciarti ingannare” promossa dall’OFI CZ KR
VV.
La giornata ha inoltre evidenziato il valore della specializzazione
all’interno della professione. Silvia Bellachioma, fisioterapista
specializzata nella riabilitazione della spalla, ha raccontato un
percorso costruito attraverso formazione, studio della letteratura
scientifica e aggiornamento continuo. Una scelta che consente di
sviluppare un solido background culturale e di approfondire la propria
materia, offrendo al paziente una competenza qualificata.
Formazione e ricerca sono state protagoniste anche attraverso il
riconoscimento assegnato a Fabio Coppoletta per la migliore tesi
sperimentale relativa all’anno accademico 2024/2025. Il premio,
istituito per volontà del Consiglio direttivo dell’Ordine, consiste in un
contributo di 500 euro e in una targa simbolica. Particolarmente
significativa la modalità scelta per la valutazione degli elaborati: la
commissione è composta da esperti esterni provenienti da fuori
Calabria e ha esaminato i lavori senza conoscere l’identità dei
candidati. Un’impostazione pensata per garantire terzietà e
valorizzare esclusivamente la qualità del lavoro scientifico presentato.
Un’evoluzione che riguarda anche ambiti per lungo tempo considerati
di nicchia. Anna Benedetto, che da vent’anni si occupa di
riabilitazione del pavimento pelvico, ha raccontato la trasformazione
di questo settore e la necessità di un cambio di paradigma: «Non
possiamo considerare il paziente soltanto dal punto di vista
muscolare, ma dobbiamo adottare una valutazione globale e
soprattutto funzionale». L’analisi della condizione muscolare, in
questa prospettiva, non può prescindere dalla ricerca delle cause che
hanno prodotto quella disfunzione, spesso legate a comportamenti e
modalità di relazione con il proprio corpo. Anche qui il fisioterapista
è chiamato a osservare, ascoltare e ricostruire il problema prima
ancora di intervenire.
Accanto alla dimensione clinica, FISIO360 ha affrontato anche quella
organizzativa e assistenziale. Nel percorso di riorganizzazione dei
servizi riabilitativi in Calabria assume rilievo la scheda di dimissione
ospedaliera riabilitativa, chiamata a riportare informazioni precise
anche sul minutaggio della fisioterapia effettuata, introducendo
elementi di maggiore trasparenza e monitoraggio dell’attività
svolta. Uno strumento che contribuisce anche a riconoscere in
maniera più puntuale il ruolo del fisioterapista all’interno del percorso
assistenziale.
Restano, tuttavia, criticità importanti, soprattutto nel passaggio dalla
struttura al territorio. La continuità del percorso può interrompersi
quando il paziente rientra a casa, mentre le liste d’attesa testimoniano
la difficoltà dei servizi territoriali a rispondere in tempi adeguati alla
domanda di prestazioni riabilitative. Garantire la continuità
assistenziale significa quindi rafforzare la capacità del territorio di
accogliere e seguire il paziente anche dopo la dimissione, evitando
che proprio in quel momento si interrompa il percorso di cura.
A dare all’incontro anche una dimensione di riflessione civile è stato
un momento particolarmente significativo: la lettura della poesia “La
mortale arte del non amore”, scritta da Simone Patuzzo e affidata
all’interpretazione di Salvo Venuto, tesoriere dell’OFI CZ KR VV
e attore professionista, che ha affrontato il tema della violenza e del
confine, spesso drammaticamente sottile, tra amore e possesso. La
poesia, nata inizialmente dalla necessità di elaborare un’altra vicenda
raccontata all’autore da un’amica, ha richiamato nella scrittura anche
la storia di Lorena, il cui recente femminicidio ha profondamente
colpito l’opinione pubblica. «Come fisioterapista credo che la
responsabilità di un professionista sanitario nei confronti delle
persone non si esaurisca nella cura, ma comprenda anche una
responsabilità verso la comunità», ha sottolineato Patuzzo. La
riflessione contenuta nella poesia guarda in particolare agli uomini e
al confine tra amore e possesso, interrogandosi su quanto facilmente
il desiderio dell’altro possa trasformarsi nella pretesa che l’altro
appartenga a noi.
Tra gli interventi ha trovato spazio anche la voce di chi la fisioterapia
l’ha vissuta direttamente: Roberta Cricelli, giornalista e paziente, ha
raccontato la propria esperienza, portando nel confronto il punto di
vista di chi ha attraversato in prima persona un percorso di cura e
recupero. Accanto al confronto sui temi della fisioterapia, la giornata
ha riservato uno spazio anche all’arte, offrendo ai partecipanti la
possibilità di visitare la mostra fotografica “Geografie Possibili”,
ancora esposta negli spazi del Complesso Monumentale del San
Giovanni. A illustrare il percorso espositivo è stato lo stesso
autore, Virgilio Piccari, direttore dell’Accademia di Belle Arti di
Catanzaro, accompagnando il pubblico alla scoperta delle opere e
della ricerca alla base del progetto dedicato ai paesaggi e alle identità
della Calabria.

