In merito alle recenti notizie di stampa e agli allarmi sollevati da diverse sigle sindacali e
organizzazioni dei lavoratori circa il presunto transito dal porto di Gioia Tauro di carichi di armi
diretti in Medio Oriente, il Sindaco di Cinquefrondi, Michele Conia, rilascia la seguente
dichiarazione:
«A fronte delle notizie apparse sugli organi di informazione e delle forti preoccupazioni espresse
con responsabilità dalle sigle sindacali inerenti alla presenza o al transito presso lo scalo di Gioia
Tauro di materiali d’armamento destinati a Israele, avverto il dovere morale, politico e istituzionale
di intervenire con fermezza.
Se tali notizie dovessero trovare conferma, ci troveremmo di fronte a un fatto di una gravità
inaudita. Uniamo la nostra voce a quella del mondo del lavoro e dei sindacati nel chiedere con
forza a tutte le autorità competenti — Governo, Ministero degli Affari Esteri, Prefettura e Autorità
Portuale — di avviare verifiche immediate, rigorose e trasparenti, intervenendo per impedire che la
Calabria e il porto di Gioia Tauro diventino uno snodo di trasporto di armi e di strumenti di morte.
Cinquefrondi e la nostra terra vantano una vocazione storica e culturale fondata sulla pace, sulla
solidarietà e sui diritti umani. Non possiamo tollerare in alcun modo che le infrastrutture del nostro
territorio vengano utilizzate per alimentare conflitti. Il nostro pensiero va in modo profondo al
dramma del popolo palestinese e, in particolare, alle migliaia di bambini vittime innocenti di una
carneficina che deve essere fermata subito.
Come istituzione locale siamo al fianco dei lavoratori, delle rappresentanze sindacali e dei cittadini
che rifiutano di diventare complici di questa tragedia. Se l’Italia vuole davvero essere un Paese
promotore di pace e di rispetto del diritto internazionale, deve dimostrarlo con azioni concrete,
bloccando ogni flusso logistico destinato alle ostilità.
Il porto di Gioia Tauro deve rappresentare esclusivamente lavoro dignitoso, sviluppo sostenibile e
ponte di cooperazione tra i popoli del Mediterraneo, mai un ingranaggio della macchina di guerra.»
Riceviamo e pubblichiamo

