Le associazioni ripercorrono le iniziative avviate dal 2017 per potenziare i posti dialisi e
denunciano la chiusura del centro San Giorgio: «La priorità resta garantire cure e servizi adeguati
ai dializzati reggini»
“Il fatto che l’Aned sia molto più radicata a Catanzaro che non nella città di Reggio Calabria, può
forse spiegare come il suo coordinatore, Pasquale Scarmozzino, disconosca totalmente l’impegno
profuso, ormai da un decennio, dall’oggi consigliere regionale Giuseppe Falcomatà per il diritto alla
salute ed alle cure dei pazienti dializzati reggini”. È quanto dichiarano le associazioni Reset e
Svolta che replicano alle affermazioni di Scarmozzino, richiamando iniziative e atti ufficiali che
documentano il percorso intrapreso da Falcomatà già durante il suo mandato da sindaco di Reggio
Calabria.
“Basterebbe – avvertono – consultare le cronache e i verbali della Prefettura per ricostruire i fatti.
Già nel novembre 2017, l’Amministrazione comunale mise a disposizione dell’Asp un immobile da
destinare a Centro Dialisi, demandando alla Regione Calabria gli interventi di adeguamento
strutturale. Nel dicembre dello stesso anno, Falcomatà intervenne al tavolo prefettizio, alla
presenza di Asp, Regione e della stessa Aned, contestando l’ennesimo confronto privo di soluzioni
concrete e avanzando proposte per accelerare il potenziamento dei posti dialisi nell’area
metropolitana. Un impegno proseguito nel 2018 e negli anni successivi, testimoniato dai resoconti
del Palazzo di Governo. Proprio in quelle occasioni, grazie alla disponibilità del Prefetto, ed al ruolo
fondamentale dei pazienti, rappresentati dai referenti territoriali delle associazioni, l’Asp di Reggio
Calabria prese in seria considerazione il dramma che stavano vivendo quelle famiglie, compiendo
alcuni passi in avanti importanti verso la realizzazione di un centro territoriale di emodialisi a
Reggio Calabria”.
Ed ancora: “A seguito alle numerose missive trasmesse proprio a firma del sindaco Falcomatà, dal
Comune e della Città Metropolitana – Enti che, ricordiamo, purtroppo non hanno competenza sulle
tematiche sanitarie – la situazione portò alcune sostanziali modifiche organizzative da parte
dell’Asp che determinarono un miglioramento per le condizioni dei pazienti. Ad esempio l’aumento
dei posti rene al Gom e, contestualmente, l’aumento dei posti rene a Scilla e Melito Porto Salvo,
che consentirono ai pazienti reggini di non rivolgersi più al centro privato presente a Messina,
come avveniva ormai da lungo tempo”.
“Non si tratta di episodi isolati – proseguono Reset e Svolta – ma di un’azione costante, fatta di
prese di posizione pubbliche e sollecitazioni rivolte ai commissari che si sono succeduti alla guida
della sanità calabrese.Quanto alla intercessione con le Istituzioni per il rispetto degli impegni
assunti, constata l’immobilità di Regione ed ASP, il Comune ha concesso, in soli cinque giorni, su
autorizzazione della Regione, l’autorizzazione alla realizzazione di un Centro dialisi nel Comune di
Reggio Calabria nel rispetto della Legge 502/99 e, soprattutto, nel rispetto delle esigenze dei
dializzati”.
“L’apertura del centro territoriale reggino San Giorgio – aggiungono – avvenuto nel luglio 2024, ha
poi determinato un sensibile miglioramento della situazione per 36 emodializzati. Purtroppo, il
mancato accreditamento determinato dal fatto che l’Azienda Sanitaria non abbia mai inteso
riconoscere il fabbisogno per ulteriori 29 posti rene, ha determinato la chiusura dell’unico centro
territoriale reggino. Pertanto, nonostante sia passato quasi un decennio, l’Asp non ha lavorato,
come era auspicabile, per la creazione di un centro territoriale pubblico”.
“E’ certamente singolare – concludono Reset e Svolta – che il rappresentante di Aned non solo
dimentichi vicende di cui è stata coprotagonista ma, addirittura, finga di non vedere l’incresciosa
condizione terapeutica cui sono costretti i 30 dializzati reggini. Scarmozzino, dunque, farebbe bene
a verificare gli atti prima di rilasciare dichiarazioni che rischiano di cancellare anni di iniziative e
mortificare chi affronta, ogni giorno, una sitauzione già difficile. La priorità, che dovrebbe essere
comune al buon senso di ognuno, resta quella di pretendere soluzioni immediate e servizi
adeguati”.
