CORIGLIANO-ROSSANO (CS), giovedì 8 ottobre 2026 – In un Paese che vive sempre più di
memoria corta e che da decenni finanzia il recupero dei borghi senza riuscire a restituire loro una
ragione per essere vissuti, Daniele Kihlgren ha impartito una lezione tanto semplice quanto
imbarazzante: la bellezza non si salva restaurandola. Si salva restituendole un’etica, una funzione,
un’economia, un’anima, un destino. E lo ha dimostrato impegnando risorse personali, cultura e una
dose straordinaria di quella platonica divina follia che lo ha sempre contraddistinto. Con la sua
scomparsa l’Europa perde molto più dell’imprenditore che ha restituito futuro a Santo Stefano di
Sessanio e ai Sassi di Matera. Perde un manuale vivente di governo della bellezza, un’esperienza di
valore nazionale e internazionale che sarebbe imperdonabile archiviare nel repertorio delle
commemorazioni. Ecco perché l’Italia dovrebbe rendere onore ad un visionario mecenate facendo
sì che il suo modello, il modello Sextantio, venga studiato, insegnato e replicato.
UN’AMICIZIA NATA QUANDO SEXTANTIO ERA ANCORA UNA PROVOCAZIONE
È il sentimento, insieme alla proposta, che l’associazione europea Otto Torri sullo Jonio affida alle
parole del Direttore Lenin Montesanto nel ricordare l’imprenditore italo-svedese. – La notizia della
sua morte ci ha raggiunti con il peso delle perdite che non si riescono a liquidare con un
messaggio di cordoglio. Daniele è stato un amico, prima ancora che un interlocutore privilegiato. Ci
siamo incontrati nei primi anni del 2000, quando parlare di albergo diffuso e di recupero
dell’architettura vernacolare come leva di sviluppo sembrava, nel migliore dei casi, una raffinata
eccentricità. Noi, che l’Euromed Meeting dal 1998 parlavamo e facevamo marketing territoriale e
management dell’identità, riconoscemmo immediatamente in quell’esperienza una consonanza
culturale profonda. Avevamo incontrato un uomo che non si limitava a difendere il passato:
pretendeva di restituirgli un futuro.
MONTESANTO: IL GOVERNO ISTITUZIONALIZZI IL METODO KIHLGREN
Ed è proprio per questo che oggi avanziamo una proposta al Governo e alle istituzioni della
Repubblica. Daniele Kihlgren merita che il suo metodo diventi una materia di studio, un’esperienza
formativa, un riferimento permanente per chi è chiamato a governare il patrimonio nazionale ed
europeo. La sua biografia camminerà da sola, attraverso le opere, i documentari e i luoghi che ha
restituito alla vita. È il suo insegnamento, piuttosto, che lo Stato ha il dovere di non disperdere.
Otto Torri si farà per questo interprete e parte diligente, continuando a dialogare con le istituzioni
a tutti i livelli, affinché venga messa in campo un’iniziativa istituzionale di alto profilo, capace di
sistematizzare e rendere accessibile il modello Sextantio attraverso percorsi formativi nelle scuole e
nelle università, strumenti operativi per gli enti locali, occasioni di confronto con il mondo delle
imprese. Una prospettiva che raccoglie anche il senso delle interlocuzioni istituzionali avviate negli
anni scorsi, quando l’allora sottosegretario alla Cultura Vittorio Sgarbi aveva partecipato a un
confronto sulla possibilità di applicare il modello Santo Stefano di Sessanio ad altri borghi italiani,
in particolare nei territori dell’Appennino centrale. Ecco perché non chiediamo allo Stato di
insegnare chi fosse Daniele Kihlgren. Chiediamo che insegni ciò che Daniele Kihlgren ha saputo
fare. Perché la bellezza che ha salvato merita di continuare a salvare. – (Fonte: Otto Torri sullo
Jonio – Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying)



















