
Nella prestigiosa cornice del Palazzo Pontificio Maffei-Marescotti, un appuntamento dedicato all’eredità morale e spirituale del magistrato beato Rosario Livatino. Don Gaetano Maria Saccà: «La giustizia, prima ancora di essere esercitata nelle aule dei tribunali, deve essere custodita nella coscienza dell’uomo».
Roma ha ospitato giovedì 29 ottobre 2026, alle ore 17, nella prestigiosa cornice del Palazzo Pontificio Maffei-Marescotti, in via della Pigna, la seconda edizione del Premio Europeo della Giustizia “Beato Rosario Angelo Livatino”, ideato da Claudio d’Alelio Marescotti.
Un appuntamento di alto profilo istituzionale, culturale e spirituale, nato per promuovere e valorizzare i principi della giustizia, della legalità e della dignità umana, nel segno dell’esempio lasciato dal beato Rosario Livatino, magistrato che ha saputo testimoniare, attraverso la propria vita e il proprio impegno professionale, un profondo legame tra fede, coscienza e senso dello Stato.
A sottolineare il significato dell’iniziativa è stato don Gaetano Maria Saccà, che ha preso parte alla manifestazione, esprimendo apprezzamento per un evento che ha offerto importanti spunti di riflessione sul rapporto tra coscienza individuale, responsabilità morale e servizio alla collettività.
«Ho avuto il piacere e l’onore di partecipare a questa significativa manifestazione, che ha rappresentato non soltanto un’occasione di riconoscimento e di valorizzazione dell’impegno per la giustizia, ma soprattutto un momento di profonda riflessione sul rapporto tra coscienza, responsabilità morale e servizio alla società», ha dichiarato don Saccà.
La manifestazione è stata preceduta, alle ore 16, dalla celebrazione della Santa Messa in onore del beato Rosario Livatino, presso la Chiesa delle Sacre Stimmate di San Francesco. Un momento di raccoglimento e preghiera che ha voluto mettere in evidenza la dimensione spirituale di una figura straordinaria, capace di coniugare la fedeltà al Vangelo con il rigoroso esercizio della professione di magistrato, fino al sacrificio della propria vita.
La cerimonia, moderata da Maria Elena Capitanio, ha visto la partecipazione di autorevoli esponenti del panorama giuridico e istituzionale. Tra gli interventi, quelli di Giovanni Salvi, presidente del Comitato Scientifico della Fondazione Occorsio; Antonio Balsamo, presidente della Corte d’Appello di Palermo; Giuseppe Tango, presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati; e Paolo Bruno, coordinatore delle procedure di infrazione al diritto dell’Unione Europea presso la Direzione Generale Giustizia della Commissione Europea a Bruxelles.
Ad arricchire ulteriormente l’iniziativa sono stati il contributo artistico dello street artist Maupal e la partecipazione della compagnia teatrale Clama Cults, che hanno offerto un prezioso apporto attraverso i linguaggi dell’arte e della cultura. La manifestazione ha inoltre ricevuto il sostegno della Società San Vincenzo de Paoli.
Nel tracciare un bilancio dell’esperienza, don Gaetano Maria Saccà ha evidenziato il valore umano, culturale e spirituale dell’incontro, soffermandosi sull’attualità della testimonianza di Livatino.
«È stata un’esperienza di grande valore umano, culturale e spirituale. La testimonianza del Beato Rosario Livatino continua a ricordarci che la giustizia non può ridursi alla semplice applicazione delle leggi, ma deve trovare il proprio fondamento nella coscienza, nell’onestà intellettuale e nel rispetto della persona».
Una riflessione che assume un significato ancora più rilevante in una società attraversata da profonde trasformazioni e da nuove sfide etiche, nella quale il richiamo alla responsabilità individuale e collettiva diventa sempre più necessario.
«In una società attraversata da profonde trasformazioni e da nuove sfide etiche, manifestazioni come questa rappresentano un richiamo importante alla responsabilità individuale e collettiva», ha aggiunto don Saccà.
A conclusione del suo intervento, il sacerdote ha affidato a una considerazione particolarmente significativa il senso più profondo dell’eredità lasciata dal magistrato siciliano:
«La giustizia, prima ancora di essere esercitata nelle aule dei tribunali, deve essere custodita nella coscienza dell’uomo. È proprio questa, a mio avviso, l’eredità più preziosa che il Beato Rosario Livatino continua a consegnare alle nuove generazioni».
La seconda edizione del Premio Europeo della Giustizia si conferma così un’importante occasione di incontro e approfondimento, capace di unire istituzioni, mondo della cultura e sensibilità spirituale attorno a un messaggio di straordinaria attualità: non può esserci autentica giustizia senza coscienza, legalità senza etica e rispetto della legge senza rispetto della dignità di ogni persona.
Caterina Sorbara

