Solitudine_ editoriale di Caterina Sorbara

Mentre tutto il mondo gira attorno al niente, ai falsi cRisti e ai falsi profeti, noi siamo soli.
Nasciamo soli e moriamo soli: soli nella culla, mentre i parenti festeggiano; soli nella bara mentre tutti piangono.
E siamo soli in mezzo alla gente, che ci cerca, ci riverisce, ci usa, finchè ha bisogno e poi quando siamo noi ad avere bisogno, non capisce o forse fa finta di non capire e ci lascia andare alla deriva, con la nostra solitudine.
John Donne scriveva: ”Nessun uomo è un’isola”; io dico che nessun uomo dovrebbe essere un’isola, invece siamo isole in mezzo ad un mare di dolore, di lacrime e la solitudine diventa la nostra seconda pelle, il nostro unico vestito.
Non ce ne accorgiamo, mentre si fa sera, mentre si fa tardi, mentre la vita intorno a noi scorre, va via ad inseguire il nulla, il niente, il vuoto.
Piano piano, giorno dopo giorno, il freddo serpente della solitudine ci avvolge nelle sue spire, e la notte scende su di noi.
L’alba diventa tramonto.
Un cielo nero su un mare di piombo, e le lacrime diventano ali d’angelo spezzate.
Anni fa incontrai ad un convegno una signora che mi disse.” Lei è la scrittrice… Lei è sicuramente felice!”
Io risi ma il mio riso era amaro, naturalmente la signora non se ne accorse, perché il mondo gira intorno alla solitudine, al dolore, ma non si accorge mai di loro.
E’ troppo impegnato: non vede, non sente, non parla come Mizaru, Kikazaru e Iwazaru le scimmiette del Santuario di Toshogu a Nikko.
Quando il mondo apre gli occhi è ormai tardi.
I se, i ma, i però, i forse, non servono più.
Allora il mondo riprende la sua corsa e ogni persona ritorna ad essere un’isola, fino ai prossimi se, ma e forse. Fino ad un’altra alba nera di tramonto.
Lacrime di luna cadono dal cielo e la falsa luce di Gennaio scava i graffi della nostalgia.
Vince oggi la solitudine, nella speranza che tu ovunque sia possa aver trovato “la casa delle rose” per gioire, sognare e scrivere ancora.
Caterina Sorbara