SENTIERI E TRACCE DI PACE A SAN PROCOPIO

1a Marcia della Pace

«Ancora un anno da benedire nonostante tutto. Iniziando sempre dal restauro del proprio cuore», afferma il poeta Marco Guzzi, ed è il cuore il luogo vivente dove dimora la pace, nella quale occorre vigilare, perchè prima di tutto la pace è un luogo interiore, e l’invocazione all’inizio del nuovo anno è quella di chiedere con forza: Dacci, Signore, il coraggio di nuovo inizi! Nel piccolo mondo di San Procopio, domenica 1° gennaio, bambini, ragazzi, adulti, hanno marciato verso la parrocchia sui sentieri della pace. Anche in questo piccolo paese ai piedi dell’Aspromonte, lontano dai luoghi più popolosi ci si prende cura della pace, e si guarda il mondo da un’altra prospettiva. Si ricomincia, sui passi della pace, ed è fondamentale aprire cammini di pace, tracciare insieme sentieri di pace, tuttavia la pace nasce dal di dentro, per salvare il futuro, per mettere le ali al futuro. Il filosofo Gabriel Marcel scriveva che «l’homo viator è l’uomo in cammino, esso desidera e spera così si apre al futuro», per gettare semi di pace nelle diverse tappe della vita. La pace non è fatta di slogan o di formule prefabbricate, è una realtà da vivere, consapevoli che la pace non è un bene acquisito, perché le intelligenze possono oscurarsi. La pace è la costruzione di un progetto, un connubio di parole e di gesti. Chi promuove la pace non grida, non s’impone, e getta semi e gesti che profumano di amore. La vera libertà è la pace, soprattutto in questi tempi dove ci sono troppi rumori di guerra, di tensioni. Il corteo colorato da striscioni e bandierine della pace, nel breve percorso sono stati ascoltati alcuni messaggi di pace, perché è importante educare alla pace, un’azione sociale che ha il sapore dell’eversivo quando nel mondo prevale la violenza. È possibile la pace quando il diritto alla sanità pubblica è negato? Quando le strade della piana di Gioia Tauro che percorriamo sono piene di insidie, pericolose e impraticabili, una corsa ad ostacoli? Quando risorse umane come i giovani devono fuggire dai nostri contesti per condizioni di vita migliori? Quando i politici difendono le poltrone invece del bene comune? La pace passa anche in questo piccolo mondo, dove il tempo sembra essersi fermato. Quando in Calabria la qualità della vita non c’è, non solo ci si abitua, e non è una virtù, la convinzione è che non cambierà mai nulla. Sussurra itinerari di pace Papa Francesco nel 56° Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2023, «Con i piedi e il cuore ben piantati sulla terra, capace di uno sguardo attento sulla realtà e sulle vicende della storia» (1). Bisogna creare spazi di pace, seminare la pace insieme, non illudersi quando chi la proclama ha potere o possiede il titolo di “generale”, dove è più sulla bocca che nei gesti concreti. Viviamo tempi difficili e complessi, «Perciò, anche se gli eventi della nostra esistenza appaiono così tragici e ci sentiamo spinti nel tunnel oscuro e difficile dell’ingiustizia e della sofferenza, siamo chiamati a tenere il cuore aperto alla speranza, fiduciosi in Dio che si fa presente, ci accompagna con tenerezza, ci sostiene nella fatica e, soprattutto, orienta il nostro cammino» (1). Il nuovo anno che è iniziato non può non farci interrogare, e Dio vuole realizzare il suo sogno, la festa universale nel cuore umano: «Oggi siamo chiamati a chiederci: che cosa abbiamo imparato da questa situazione di pandemia? Quali nuovi cammini dovremo intraprendere per abbandonare le catene delle nostre vecchie abitudini, per essere meglio preparati, per osare la novità? Quali segni di vita e di speranza possiamo cogliere per andare avanti e cercare di rendere migliore il nostro mondo?» (3). Se il virus del Covid19 è stato debellato, o almeno la sua forza non è così potente come agli inizi, ci sono altri virus: “dallo scoraggiamento che mina la forza dell’anima, dal pessimismo che non ci lascia vedere, dall’isolamento interiore che disgrega, dall’individualismo che fa emergere muraglie, dalla comunicazione vuota a dosi massicce e dall’impotenza (J. T. Mendoça, Pregare ad occhi aperti). La pace è fatta di piccoli segni umili, è concreta, di mani protese, di abbracci, di gesti di umanità e di prossimità, che uniscono e pianificano legami solidi e forti, cercando il bene, la giustizia e la verità, dice Papa Francesco, e una parola per ricominciare a tracciare sentieri di pace è “insieme”. e rimetterla al cuore delle relazioni: «Abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, che il nostro tesoro più grande, seppure anche più fragile, è la fratellanza umana, fondata sulla comune figliolanza divina, e che nessuno può salvarsi da solo. È urgente dunque ricercare e promuovere insieme i valori universali che tracciano il cammino di questa fratellanza umana» (3). Nel silenzio di questo piccolo mondo, povero e austero, dignitoso e vivo, non si vuole tacere, si vuole essere artigiani di pace, per umanizzare e cristianizzare. «Cosa, dunque, ci è chiesto di fare?», si chiede Papa Francesco. Su di noi Dio ha posto una promessa, per far rifiorire vita, umanità nuova, però occorre creare e promuovere spazi di pace: «Non possiamo più pensare solo a preservare lo spazio dei nostri interessi personali o nazionali, ma dobbiamo pensarci alla luce del bene comune, con un senso comunitario, ovvero come un “noi” aperto alla fraternità universale. Non possiamo perseguire solo la protezione di noi stessi, ma è l’ora di impegnarci tutti per la guarigione della nostra società e del nostro pianeta, creando le basi per un mondo più giusto e pacifico, seriamente impegnato alla ricerca di un bene che sia davvero comune» (5). «Siamo chiamati a far fronte alle sfide del nostro mondo con responsabilità e compassione», dice Papa Francesco, e per fare la pace è necessario riconciliarsi con la propria terra e le proprie ferite, è una strada ciottolosa e sterrata ma percorribile, la strada di vita di ogni giorno. «Dobbiamo rivisitare il tema della garanzia della salute pubblica per tutti; promuovere azioni di pace per mettere fine ai conflitti e alle guerre che continuano a generare vittime e povertà; prenderci cura in maniera concertata della nostra casa comune e attuare chiare ed efficaci misure per far fronte al cambiamento climatico; combattere il virus delle disuguaglianze e garantire il cibo e un lavoro dignitoso per tutti, sostenendo quanti non hanno neppure un salario minimo e sono in grande difficoltà» (5). La pace si costruisce in profondità, non c’è via per la pace, la pace è la via (T. N. Hanh), e se in ognuno di noi c’è pace, darà pace al mondo e all’umanità, che non può essere promossa quando si è di fronte a strutture sociali, economiche e politiche ingiuste. Con questo augurio il Papa conclude il suo messaggio: «Auspico che nel nuovo anno possiamo camminare insieme facendo tesoro di quanto la storia ci può insegnare. (…) A tutti gli uomini e le donne di buona volontà auguro di costruire giorno per giorno, come artigiani di pace, un buon anno! Maria Immacolata, Madre di Gesù e Regina della Pace, interceda per noi e per il mondo intero (5). Lo scrittore Ignazio Silone un giorno di tanti anni fa ci ha fatto conoscere la figura di Celestino V, che diceva: “A fin di bene esiste solo il bene”. Il mondo invece spesso sceglie la convenienza, impariamo a scegliere il bene che ci rende veramente liberi, e la pace è la vera libertà, il senso globale della nostra esistenza.

Se crediamo nella pace vedremo la pace e anche San Procopio desidera lanciare un messaggio di pace.