San Procopio martire patrono di San Procopio

In questo periodo di afa estiva, con temperature elevate, il canto delle cicale è più intenso, soprattutto in campagna, in mezzo agli ulivi, un viaggio suggestivo per chi è amante della natura, dei paesaggi caratteristici, dei panorami, un itinerario turistico in Calabria e nella piana di Gioia Tauro, come quello per recarsi a San Procopio, un piccolo villaggio di circa 490 abitanti, tre chiese, di cui una parrocchiale dedicata a San Procopio martire.

Ci devi andare San Procopio se ci sono motivi, ad esempio lavorativi, familiari, o per altre necessità. Situato in una posizione collinare ai piedi dell’Aspromonte, non è facile il percorso perché la viabilità nella piana di Gioia Tauro è disastrata: siepi che invadono la carreggiata, interruzioni, dossi, buche, il manto stradale sconnesso e tanto altro. Anche questo è un corrispettivo da pagare per farsi santi. Non mi dite che “la Calabria è bella per la natura selvaggia”, che “abbiamo il mare bello e le montagne”, perché di questi slogan ed io sono stanco di parole che sono lontane dalla realtà.

Mi ha colpito il legame religioso, in questa piccola comunità, e non è scontato nei paesi piccoli, anzi, spesso la fede cristiana è un pregiudizio. Nella storia in questo villaggio ha conosciuto tante vicissitudini, e quando un samprocopiese dice “siamo abbandonati dallo Stato” e in Calabria è di regola questo pensiero, si dice tutto. A proposito della fede religiosa, è importante l’elemento di socializzazione, culturale oltre che spirituale. San Procopio martire è il patrono (nato intorno al III sec.) un santo originario della Palestina e raccontato dallo storico ecclesiastico sant’Eusebio di Cesarea che ne parla nella sua opera “I martiri della Palestina”, anche se successivamente le leggende si sono sovrapposte alla sua figura lasciando però intatta la sua testimonianza. Ogni paese e città, hanno il suo patrono o la sua patrona, e san Procopio in questa terra degli ulivi è una divinità nel buio della Calabria, anzi è un albero in mezzo agli altri alberi importante. In breve, convertitosi al cristianesimo, è stato martirizzato, preferendo la morte invece di abiurare la fede cristiana e di non servire gli idoli. La santità è fatta di piccole e di grandi cose, è “il gusto di gioia della vita” (L. M. Epicoco), anche se “agli occhi del mondo appare perdente”. Io posso immaginare quanti fedeli hanno pregato chiedendo la sua intercessione, immagino san Procopio che ha protetto gli abitanti di ieri e di oggi, scongiurando calamità più gravi, immagino l’affetto e la devozione verso questo santo. La parrocchia si prepara alla festa dell’8 luglio con un triduo, e quest’anno alla vigilia della festa, don Domenico Zurzolo, destinato ad un’altra parrocchia, saluterà la comunità che lui ha accompagnato per ben nove anni e si darà il benvenuto a don Leonardo Manuli, di fresca nomina dal 1’ giugno. Ritornando a san Procopio, ogni santo ha la sua originalità e unicità, e lui ha giocato la sua carne su Gesù Cristo, il primo martire. Ovviamente io credo in una religiosità popolare che al culto dei santi mette al primo posto l’amore per i fratelli, la prima liturgia che siamo chiamati a celebrare, anzi la vera liturgia. L’icona o l’effigie di un santo è l’esperienza immediata della sua visione della consistenza della santità che passa attraverso l’umanità, non esente da fragilità, ferite, fallimenti. Nella settimana che intercorre dal 3 al 10 luglio e che avrà il suo centro l’8 luglio, la comunità samprocopiese rinnoverà nello Spirito Santo la sua fede, come avverrà in altre circostanze, nel vedere la fecondità della santità nell’ordinarietà della vita, la gioia della semplicità e dell’umiltà, lasciandosi ancora coinvolgere dal suo patrono san Procopio, lontano da fatalismi o idolatrie, imparando nel viaggio della vita che il fine è amare, e si ama, anche in questa Calabria e in questa piana di Gioia Tauro, ognuno fa il suo dovere, infatti diceva il martire siciliano il beato Pino Puglisi, e se ognuno fa qualcosa allora può fare molto.
(VLM)