
Un laboratorio di ricerca personale e collettiva con il regista e sceneggiatore
pluripremiato. Il 9 maggio il progetto proseguirà con “Storie sospese sul non
finito calabrese”, la mostra fotografica a cura di Angelo Maggio, con la
presenza di Francesco Lesce
Rende (CS) 3 luglio 2026 – Un progetto dedicato alla memoria, all’identità
e alle trasformazioni del territorio, attraverso il teatro e la scrittura
performativa. Dal 6 all’8 luglio il CAG – Centro di Aggregazione Giovanile
dell’Unical, ospita “Tornare a sé attraverso ciò che rimane”,
laboratorio di scrittura performativa e ricerca interiore a cura di Saverio
Tavano, un percorso per invitarci a tornare alle storie, ai riti e alle identità
che ci hanno formato.
Le tre giornate rientrano all’interno di “Return – Museo delle storie
perdute”
, ideato e diretto da Maria Grazia Bisurgi, Linklater Voice coach,
performer teatrale ed esperta in arte contemporanea. Bisurgi è direttrice
artistica e organizzativa della compagnia ConimieiOcchi, realtà con base a
Rende attiva in Calabria e in ambito nazionale, nel campo delle arti sceniche e
partecipative, della pedagogia teatrale e della narrazione comunitaria.
“Return – Museo delle storie perdute”, è un progetto di rigenerazione
culturale, sociale e narrativa, iniziato a maggio, volto a riscoprire e restituire –
attraverso linguaggi artistici contemporanei – i frammenti del patrimonio
orale, umano ed emotivo del centro storico di Rende, trasformando i
quartieri in una residenza artistica a cielo aperto. Ricerche, interviste,
performance e laboratori che hanno coinvolto artisti e comunità ospitante,
sono stati gli elementi portanti di Return, che non terminerà con il laboratorio
di drammaturgia: gli artisti in residenza infatti continueranno la loro ricerca
fino alla fine del mese di luglio.
A condurre “Tornare a sé attraverso ciò che rimane”, Saverio Tavano,
regista, drammaturgo e sceneggiatore, direttore artistico di Nastro di
Möbius e Lighthouse srls produzione cinematografica, pluripremiato per i
suoi lavori, da “Patres”, a “U figghiu”, a “L’Afide e la formica”, solo per fare
alcuni esempi.
Il percorso si svilupperà in tre momenti, chiamati “soglie”: nella prima si
procederà con il recupero della memoria, durante la quale le e i
partecipanti esploreranno le storie ereditate — quelle di famiglia, di comunità,
di territorio – lavorando sulla differenza tra ricordo e memoria viva. Nella
seconda “soglia”, che rappresenta il cuore del laboratorio, ci si confronterà su
ciò che è andato perduto e ciò che la modernità ha uniformato, rendendo
ogni centro simile agli altri. La terza verterà su immaginare futuri
possibili, non come previsione, ma come atto poetico e politico,
lavorando su immagini del futuro, visioni personali e collettive.
L’obiettivo del laboratorio – al quale per partecipare non è richiesta esperienza
teatrale – è quello di riconoscere il valore della memoria come forza
viva, capace di generare nuove visioni e nuove possibilità di racconto.
«Il laboratorio invita a tornare, non per nostalgia, ma per riconoscere.
Tornare alle storie, ai riti, alle identità che ci hanno formato – dice Tavano -.
Tornare per capire cosa abbiamo dimenticato, cosa ci è stato tolto, cosa si è
dissolto nell’omologazione del presente».
Il progetto proseguirà il 9 luglio, alle 18.00, al Museo civico di Rende, con
l’inaugurazione della mostra fotografica “Storie sospese sul non finito
calabrese”, a cura del fotografo Angelo Maggio, visitabile fino al 23
luglio, che metterà in risalto tutte quelle “storie sospese” che hanno bisogno
di essere trasformate per andare oltre la narrazione duale brutto/bello.
L’esposizione raccoglie una selezione di immagini dedicate al fenomeno del
“non finito calabrese”: edifici incompiuti, case lasciate a metà, strutture
sospese nel tempo che diventano metafora di sogni interrotti, partenze, ritorni
mancati e attese.
La raccolta finirà nel libro “Cemento amato”, una pubblicazione nata
dall’editore Cristian Urzino e dal filosofo Francesco Lesce, professore di
filosofia e storia nei licei e libero ricercatore, che sarà presente il 9 luglio.
Lesce accompagnerà il pubblico in una riflessione sul significato culturale e
antropologico di queste architetture, simboli di una Calabria sospesa tra
desiderio, migrazione e appartenenza.
L’opera fotografica di Maggio, ha dato spunto al collettivo “Mas Ruido” per
la creazione del Numero Zero della sua rivista intitolato “Non finito”, che
verrà presentato durante l’inaugurazione della mostra. La rivista propone un
metodo di lettura della realtà che unisce cultura “alta” (teoria) e “bassa” (vita
quotidiana), intrecciando analisi e biografia, parole e fatti concreti,
privilegiando la ricerca autentica e l’inquietudine umana rispetto al feticismo
per i personaggi o i prodotti di consumo.
Return è organizzato in collaborazione con Pro Loco Arintha Centro
Storico e Centro Women’s studies Unical, Auser, Casa dei diritti
sociali focus Cosenza, Strade di Casa.

