TROPEA (VV), domenica 6 settembre 2026 – Definire quella praticata nei ristoranti di Tropea
una «truffa all’italiana» e affermare che «molti esercenti quest’estate si sono davvero
divertiti» significa formulare un’accusa gravissima, capace di gettare discredito
indiscriminatamente su un’intera categoria di lavoratori e sull’immagine della città. Non
bastano generiche “segnalazioni ricevute dai follower” per trasformare sospetti o racconti
indiretti in una pubblica sentenza. Nell’articolo non vengono indicati ristoranti, episodi
circostanziati, date, ricevute o altri elementi verificabili.
Sia chiaro: se tra i ristoratori di Tropea vi fosse qualcuno che altera i conti o approfitta dei
turisti stranieri, i primi ad avere interesse a conoscerne l’identità saremmo proprio noi.
Interverremmo con assoluto rigore, attraverso tutti gli accertamenti e le sanzioni consentiti,
rendendo pubblici gli esiti delle verifiche, come abbiamo sempre fatto nei confronti di chi
danneggia Tropea e la sua reputazione.
Invito pertanto Wlady Nigro a fare nomi e cognomi e a indicare circostanze puntuali,
documentate e riscontrabili. Potrà farlo pubblicamente oppure, se preferisce, trasmettendo
ogni elemento in forma riservata all’Amministrazione comunale e agli organi competenti. Se
possiede prove, collabori affinché i responsabili siano individuati. Se non le possiede, eviti di
marchiare come truffatori, direttamente o indirettamente, centinaia di imprenditori e
lavoratori onesti.
La libertà di denuncia è sacrosanta; la denigrazione generalizzata non lo è. La notorietà sui
social non conferisce il diritto di distribuire patenti di disonestà e non esonera dalla
responsabilità per ciò che si afferma.
La tutela dell’immagine di Tropea sarà affidata ai nostri legali, affinché valutino ogni
iniziativa opportuna nei confronti di tutti i soggetti responsabili della diffusione di
affermazioni lesive. Auspichiamo che anche le associazioni di categoria intervengano a
difesa della ristorazione tropeana, ingiustamente coinvolta e gravemente diffamata nel suo
complesso.
Tropea pretende trasparenza da chi vi lavora, ma pretende la stessa serietà da chi lancia
accuse pubbliche: o si portano fatti, nomi e prove, oppure si risponde delle proprie parole.
Riceviamo e pubblichiamo

