LAMEZIA TERME (CZ), venerdì 31 luglio 2026 – Regole, solo regole. E sempre meno realtà. Il
rischio è che l’economia viva dei territori venga compressa da un sistema che moltiplica divieti,
procedure e controlli, senza misurare abbastanza gli effetti sulla vita concreta delle persone. Dalla
terra al mare, la sensazione è che l’Europa nata anche per difendere pluralità produttiva e piccole
imprese stia diventando una macchina normativa più vicina alle grandi strutture che a chi lavora
ogni giorno dentro economie familiari, artigianali e locali.
LE REGOLE SERVONO, MA SENZA PROPORZIONE PRODUCONO SFIDUCIA
È quanto dichiara Claudio Guarascio, Presidente dell’Associazione Costruttori Nautici dei Due Mari,
aprendo una riflessione volutamente provocatoria sul rapporto tra norme europee, politica e
territori. Il punto – sottolinea – non è contestare legalità, sicurezza o tutela ambientale. Il nodo è
la proporzione: quando una regola non distingue tra grande sistema industriale e piccola economia
locale, rischia di diventare distanza sociale prima ancora che vincolo amministrativo.
PESCA LOCALE E TRADIZIONI, IL DIVIETO NON PUÒ SOSTITUIRE IL BUON GOVERNO
Il tema attraversa pratiche antiche e mestieri quotidiani. La pesca locale, ad esempio, vive una
progressiva riduzione degli spazi, mentre molte tradizioni familiari vengono schiacciate da
procedure pensate per filiere molto più grandi. Si pensi, ad esempio, cosa è accaduto con la
maialatura domestica: un rito che ha tenuto insieme famiglie e generazioni che oggi è andato
perso a causa di norme, controlli e sanzioni pesantissime che indeboliscono l’identità, cambiano il
rapporto tra comunità e risorse, favorendo il mercato standardizzato a discapito di ciò che per
secoli è stato identità, economia e prossimità.
EUROPA DELLE PICCOLE IMPRESE O DELLE GRANDI CONCENTRAZIONI?
L’Europa – si chiede il presidente dell’Associazione dei Costruttori dei due mari – vuole ancora
essere casa delle economie diffuse o sta diventando il campo più agevole per chi dispone di
capitali, consulenti e apparati organizzati? Troppe norme risultano sostenibili per i grandi soggetti e
quasi proibitive per chi lavora in una piccola impresa. È qui che il patto europeo rischia di perdere
consenso: quando la regola viene percepita come lontana, non come strumento di equilibrio.
UN CONCETTO DI LEGALITÀ CHE RENDE TUTTI DEI SOSPETTATI PERMANENTI
Il comparto nautico – ricorda ancora – vive questa tensione sulla propria pelle. Cantieri, servizi del
mare e piccole imprese non chiedono scorciatoie, ma condizioni per lavorare, investire e assumere.
Quando un’attività resta ferma si ferma una filiera. Ecco perché la legalità deve essere presidio di
sviluppo e non una paralisi preventiva. Deve colpire chi sbaglia, non trasformare chi produce in un
sospettato permanente.
SERVE CONCERTAZIONE CON CHI PRODUCE, NON DOCUMENTI CALATI DALL’ALTO
Da qui la proposta ad aprire un confronto stabile tra istituzioni europee, nazionale e regionali con
categorie produttive, non per chiedere deroghe generiche, ma per capire cosa funziona e cosa va
corretto. Le regole devono essere comprensibili – dice il presidente – proporzionate e applicabili.
Altrimenti non educano, non proteggono e non governano ma allontanano e sfiduciano la gente.
GUARASCIO: MENO BUROCRAZIA DI CARTA, PIÙ POLITICA DI PRESENZA
Chi lavora non chiede assistenzialismo, ma regole chiare e costruite sulla realtà. Il tempo dei
documenti calati dall’alto – conclude Guarascio – deve lasciare spazio a una politica di presenza:
meno burocrazia di carta, più ascolto reale, meno divieti ciechi e più confronto con chi ogni giorno
tiene in piedi l’economia viva del Paese. – (Fonte: ASSOCIAZIONE COSTRUTTORI NAUTICI DEI
DUE MARI – Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione &
Lobbying

