Pensioni e previdenza QUALE FUTURO? Lo Stato nemico dei pensionandi?

Analizzando attentamente tutto il caleidoscopico florilegio di opinioni e di proposte in ordine alla riforma delle pensioni atteso che “Quota 100” andra’ a finire e probabilmente anche “Opzione Donna” cessera’ di essere fruibile a fine 2021 e che residuino solo alcuni strumenti poco conosciuti come la R.I.T.A. l’Ape sociale ci si chiede se non stia affermandosi un “fornerismo di ritorno”. Cioe’ una logica rigoristica tendente ad innalzare l’eta’ pensionabile, abolendo ogni possibile previsione di finestre d’uscita riservate a lavoratori ormai stanchi e, ancorche’ non demotivati, siano invece da considerarsi non più competitivi. Cio’ in considerazione che la fascia d’eta’ dei sessantenni e’ quella che presenta le maggiori difficolta’ di adattamento a sistemi informatizzati interconnessi e informatizzati di ultima generazione, sia in presenza che da remoto. La soglia dei 60 anni e’ l’eta’ dei mutamenti biologici,umorali e prestazionali profondi legati alla menopausa per le donne e ai problemi di generale invecchiamento per gli uomini , con – per entrambi i sessi- indebolimento o alterazione della vista , forme ipertensive di varia gravita’ legate e collegate a patologie connesse come cardiopatie , diabete e sindrome metabolica problemi artrosici coxofemorali e di decalcificazione e altre limitazioni legate a prolungate posture che hanno inciso negativamente sulle vertebre e la colonna e tali da rendere le attivita’ lavorative fonte di sofferenza con una significativa riduzione della qualita’ della prestazione resa e della vita del lavoratore.
Sembrerebbe che politici e strateghi ministeriali- i veri Richelieu di queste riforme- odiino i lavoratori e che l’INPs e soprattutto le tante Casse ancor oggi operanti tentino attraverso l’elevazione dell’eta’ pensionabile di rendere più penosa l’agognata pensione e godano nel vedere gente che ormai non ce la fa più, soffrire per raggiungere quell’Eta’contributiva pensionabile che – spesso purtroppo- precedera’ solo di pochi anni quella della fine vita. Il lavoratore visto come un nemico dunque? Cosi’ pare. Lo Stato arraffa , tassa e impone contribuzioni che specie al Sud sono un freno alla creazione di posti di lavoro e al contempo sembra non accorgersi che i giovani oggi hanno sempre maggiori difficolta’ ad entrare nel mondo del lavoro e pertanto, iniziando tardi non potranno raggiungere i 40 o 41 anni di contribuzione. Oltre a cio’ continua a permanere la presenza di Casse separate per i professionisti ( Cassa Forense, Inarcassa, INPGI ed altre ancora). A nostro modo di vedere dovrebbero essere fatte confluire tutte sotto il controllo e nella gestione INPS al fine di assicurare la completa trasferibilita’ dei contributi ai fini del cumulo e dei ricongiungimenti di carriera per coloro che nel tempo abbiano cessato la libera professione per divenire lavoratori dipendenti. La razionalizzazione e soprattutto l’abbassamento dell’eta’ pensionabile volto anche a favorire il ricambio generazionale s’imporrebbero equiparando l’eta di accesso alla pensione ‘a quella dei militari. Resta solo il dubbio che l’attuale intelligencija politica e di governo questo dolosamente non voglia. CIO’ perche’ un popolo in ambasce e in miseria oltre che stanco e demotivato faccia comodo a chi nelle torri d’avorio esercita potere

Luigi Mamone