No ad ogni forma di mafie!

Più di una settimana addietro, la Conferenza episcopale calabra, ha promulgato un nuovo documento, dal titolo “No ad ogni forma di mafie” con il seguente sottotitolo: Linee guida, per un “sentire e agire comuni” del clero, dei consacrati e dei fedeli delle diocesi di Calabria. Dedicherò un po’ di tempo alla lettura e alle novità del documento rispetto alle altre pubblicazioni, con un commento teologico-pastorale. Il contenuto presenta una sua sobrietà, infatti sono delle Linee guida, strutturato in due parti. La prima tratta dei principi teologico-pastorali e la seconda di raccomandazioni e norme. Nella prima parte sono nove i capitoli, un excursus dove è assente una lettura storica ed antropologica. Quello che mi stupisce è il reiterato vuoto in cui la chiesa calabrese non ammette le proprie responsabilità, un mea culpa per le complicità e le connivenze che ci sono state negli anni. Forse non è compito di questo testo, ma manca di profondità. Qualche passo in avanti si è fatto, occorre essere onesti, oggi c’è una maggiore presa di coscienza, se non fosse perché le istituzioni civili, la magistratura, le forze di polizia e i media, che hanno messo in risalto scandali e inadempienze se non avessero acceso i riflettori sulla missione della chiesa calabrese di fronte alla ‘ndrangheta. Il compito della chiesa è di evangelizzare e siamo d’accordo, ma non si può non tenere conto dell’uomo situato nella storia, della sua struttura psicologica, etica e culturale, occorre anche promuovere l’uomo.
Un dubbio mi pungola quando si parla del corso sulla ‘ndrangheta negli istituti religiosi e nell’istituto teologico del seminario regionale, dove io ho tenuto un seminario di tre ore nell’ottobre del 2019, davanti ad alcuni seminaristi e qualche prete annoiati e disinteressati all’argomento. Il corso non può essere qualche sporadico incontro, ad anni alterni, ma deve avere una sistematicità e profondità, deve essere inserito come disciplina fondamentale negli studi teologici, deve essere obbligatorio, proprio per la complessità del fenomeno, questo avverrà solo quando la chiesa calabrese ammetterà che la ‘ndrangheta è anche una questione teologica ed ecclesiale.
La seconda parte del documento contiene delle indicazioni operative, otto capitoli, la catechesi, la formazione permamente, la celebrazione dei sacramenti, la religiosità popolare, spesso sono inquinati da commistioni e prese di posizione poco chiare, dove i pochi presbiteri o pastori coraggiosi sono poi lasciati soli. Saranno poi le singole diocesi, i loro pastori con il clero, i religiosi e i laici a pubblicare un decreto attuativo. Il testo rinvia anche al cammino sinodale di ogni diocesi e della chiesa italiana, occorre “sentire” il popolo, ascoltare, stare con il popolo.
In Calabria la questione ‘ndrangheta è anche una questione etica, culturale, di comportamenti, di mentalità e abitudini consolidate, proprio per la complessità della storia calabrese, dei luoghi, ad esempio il clientelismo, la mancanza di lavoro, i problemi infrastrutturali come le strade, il tema idrogeologico, l’usura, la sanità, solo per citarne alcuni, sono aspetti non di minore importanza che bisogna tenerne conto. La complessità indica la difficoltà ma non la insormontabilità del fenomeno, se la chiesa farà la sua parte nella storia, se sa fare cultura con l’evangelizzazione, se è credibile nei comportamenti, se ha uno stile alternativo ai comportamenti della ‘ndrangheta. Ad esempio, ci sono comuni isolati, abbarbicati sulle montagne, ma anche le grandi città, soffrono di una incapacità politica a rispondere ai bisogni del territorio.
Infine, occorre che i vescovi, i presbiteri, i religiosi, i laici, investano sulla formazione non solo spirituale ma anche culturale, per conoscere meglio la storia della Calabria, soprattutto per coloro che saranno chiamati a svolgere un ministero pastorale, poi il Signore della storia farà il suo compito, aiutati che Dio ti aiuta, recita un adagio, se anche noi prenderemo consapevolezza che il destino e l’avvenire della nostra terra è anche il nostro impegno e la nostra responsabilità a cambiare il corso degli eventi.

Vincenzo Leonardo Manuli