Riflessione meditabonda IL PRINCIPE E IL POETA

17 Aprile 2021. Giornata soleggiata in Calabria. In un paese come mai prima forse, divenuto puntino nero sulla carta geografica – triste, senza memoria del passato e senza speranza per il futuro da quando e’ in mano ai leghisti nemici del Sud e della democrazia e testa di ponte di un’orda qualunquista che vorrebbe completare l’opera di distruzione iniziata dai piemontesi 161 anni fa – nel silenzio e nell’anonimato imposto dal Covid e’andato via un pezzo della mia adolescenza. Il barbiere dove da ragazzo andavo a tagliare i capelli sperando, a Natale, di ricevere l’omaggio del calendario profumato con le immagini pudicamente sensuali di donnine in pose osee. Per tutti Mastro Pino era conosciuto come ” il poeta”. In quella sua bottega sulla Via Principessa di Piemonte, nel cuore di Jatrinoli, quasi di fronte al negozio di scarpe del vecchissimo Mancuso trascorse la sua vita tagliando capelli e radendo barbe lunghe una settimana di lavoro in campagna. Negli spazi morti del primo pomeriggio leggeva i classici. Prediligeva D’Annunzio e in segreto scriveva dei versi. Semplici. Un po’ ridondanti. Solo in pochissimi avevamo avuto il privilegio di leggerli. Io e Franco B. in particolare. Per noi, studenti prima e universitari dopo, aveva una stima e un affetto speciale. Un giorno che non c’era nessun altro andò in un piccolo vano retrostante il salone e torno’ con quei suoi scritti. Sapeva che noi, giovani e soprattutto rispettosi in confronto ad altra sua clientela più irriverente, non ci saremmo fatti beffe di lui. Era il suo timore. Ce lo disse. Mantenemmo sempre l’impegno di non parlarne in giro. Negli anni che seguirono cambiarono le realta’ e i discorsi rispecchiarono le nostre nuove fasce d’eta’. Qualche volta lo tradii andando da altri parrucchieri. Poi pero’ tornavo sempre nel suo salone nel quale la generazione della mia adolescenza ormai non c’era più. Il primo taglio dei capelli della nascita, biondissimi, del mio primo figlio lo andai a fare da lui. Mastro Pino ne fu felice. Poi le occasioni si diradarono e i ritmi di vita mi costrinsero a diverse opzioni. Ma di tanto in tanto mi fermavo a salutarlo . Teneva aperto il salone anche se ormai la sua stagione lavorativa era finita. Spesso girava in paese con una piccola Ape 50. Sul tre ruote camminava talvolta a velocita’ bassissima e prossima allo zero. Mastro Pino che per lavoro aveva rasato le barbe con la maestria degli antichi Figaro, maestri nell’uso del rasoio e del pennello da barba con il quale spalmare e massaggiare i visi irsuti prima della rasatura, lo vedevi con la barba lunga di più giorni. Ma era sempre piacevole intrattenersi con lui. Forse nella sua mente e nel suo cuore la vita aveva cancellato lo spazio per la letteratura e soffocato la vena poetica.Ma ti guardava con gli occhi che s’illuminavano di gioia nel vederti. Ora, a causa del Covid, si muore in solitudine, talvolta veramente senza un tocco di campana.
Il funerale di Mastro Pino “il poeta” e’ stato celebrato alle 9,30 del mattino , nella chiesa di San Pietro e Paolo, a pochi metri dal suo Salone. 6 ore dopo,o giu’ di li, in altro angolo del villaggio galattico le immagini televisive mostrano da Londra la cerimonia di Commiato dal Principe Filippo d’Edimburgo. Da sempre e’ una figura nota. Gia’ tale prima che quasi tutti gli attuali viventi fossero nati. I giornali e i media creano questo strano avulso legame affettivo con persone che non si potranno mai conoscere personalmente o altrimenti con esse interfacciarsi. Ciononostante entrano comunque nella nostra vita e in quell’immaginario fiabesco che e’ dentro l’anima di chi crede che nel mondo possa esistere la bellezza o, regalmente, la belta’. Cosi’ la famiglia Windsor con le sue glorie gli splendori e le sue disgrazie e’ parte di noi e della nostra adolescenza e della nostra intera vita: coetanei o di poco più grandi della Principessa Diana, le cui nozze seguimmo in TV , celebrate in quella stessa Chiesa dove 30 familiari del defunto e nessuna autorita’ porgono l’estremo saluto al quasi centenario congiunto domandandosi quale sara’il futuro di quella istituzione che essi rappresentano. Le fascinazioni del tempio e il suono della cornamusa di un solitario highlander, che si allontana in controcampo pian piano spegnendosi danno il senso figurato del distacco. La Regina d’Inghilterra, nella sua solitaria dimensione non appare la “Sovrana”. Per la prima volta appare solo e soltanto donna: dolente e addolorata. Il rito si conclude. Chi va via con la Rolls, chi con la Bentley e chi a piedi. Oltre la vetta dell’Izoard, nascosti agli occhi dei mortali, due figure – mi piace immaginarle cosi’ – oggi si sono incontrate Il Principe, ricco e potente, eroe valoroso, impavido aviatore, mecenate, filantropo e benefattore e il barbiere Mastro Pino il “Poeta”, con il suo quadernetto di versi scritti con il cuore e il suo lapino a tre ruote. Uniti insieme, senza piu’ divisioni di censo, di rango e di blasone, in un mondo di pura bellezza senza più poverta’, malattia e dolore

Luigi Mamone

3 Commenti

  1. Grazie mille Luigi , le tue situazioni immaginarie mi
    Intrappolano e mi fanno sognare , questa descrizione è
    assimilabile alla famosa livella di Totò .

I commenti sono bloccati.