Metti una sera di festa LA MACCHINA DEL TEMPO In un antico programma scolorito

Metti una sera di Festa. La Festa patronale del paese. Luci, suoni, gente in strada, cicaleccio, echi di musiche. Metti in questo tourbillon di pensare ai tempi lontani dell’ infanzia quando su un palco sfolgorante delle luci di sontuosi lampadari suonavano le bande piu’ importanti dell’Italia. La nostalgia prende il sopravvento perché si comprende che la societa’ sia profondamente mutata e la gente di quelle generazioni lontane, eleganti nei vestiti della festa, non ci sia più. Intorno volti sconosciuti di una folla anonima. Nessuno più fra quelli che furono gli amici dell’adolescenza. Poi, d’un tratto fra la folla un volto amico: magro, scavato come sa essere chi da una vita vive la bici da sportivo. Il piacere di incontrarsi. La gioia di salutarsi. Lui, Diego Demaio, campione regionale di ciclismo nel 1969 e bibliofilo di vaglia, mi saluta con quella luce d’entusiasmo – che Carmine Abbate ama definire ” u piaciri di la cuntentizza” e mi dice : “guarda che chicca ti mostro” e da una busta tra fuori un piccolo pieghevole di un avorio stinto, segnato e macchiato dal tempo: il programma delle Feste Patronali del 1951. 70 anni. Ecco che a vedere quel foglio che Diego Demaio mi mostra trattandolo con delicatezza, tornano le immagini di un tempo che fu e che solo in parte ci appartenne: il Palco di Sgarano, le bande musicali militari e altre fra le più importanti del tempo, le luci, le famiglie a passeggio, unite insieme , genitori e figli piccoli, gli sguardi furtivi fra giovanotti aitanti e fanciulle in fiore all’alba della stagione dell’amore nella chiesa degli austeri arcipreti Rodofili. Leggo il programma e la mente vola. Nell’ultima facciata della piccola antica brochure macchiata dal tempo le” reclames “: ovvero le ditte che avevano supportato la riuscita della Festa. Oggi diremmo gli sponsor. Ancora un tuffo nel passato: il Bar Crucitti: all’epoca ( e ancor oggi con diversa insegna) famosissimo e poi lo storico negozio di tessuti di Don Cosimo Mancini. Nella reclame dice ” F.lli Mancini” . Ed anche questa e’ conoscenza preziosa. La mente vola ad una stagione felice per la citta’. Ed un non so che di fascinoso e di affabulatore che ti riporta indietro al tempo dello splendore liberty dell’Eden Bar e a quel pre liberty un po’ fosco del “Cafe’ “Pinto con i tavolini dai piedi alti, sottili e arabescati a sostegno del piccolo piano rotondo in marmo chiaro. A “Sogno di Mamma” e al negozio di scarpe di Sorace con il piano del bancone di vetro sotto il quale sorridevano i volti delle soubrette di quegli anni. Guardo quel foglio che Don Salvatore, il padre di Diego aveva conservato per una vita fra i ricordi. Non oso toccarlo. Diego – come sempre – parla senza sosta travolto da entusiastica nostalgia. Io guardo la piccola brochure che per qualche minuto era stata una macchina del tempo. Poi la folla diventa numerosa, ci separa circondandoci di look postmoderni e tatuaggi esposti a conferma della tribalizzazione in corso. Come erano belli le donne e gli uomini di 70 anni fa nel vestito della Festa!

Luigi Mamone

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