L’autunno. Racconto di Caterina Sorbara

L’autunno per me è uno spartiacque, tra la gioia profumata d’inchiostro e conchiglie dell’estate e il dolore del freddo inverno.
E’ un passaggio, come la notte di Capodanno.
E’ comunque questa, la stagione della mia anima, della saudade, delle lacrime argentate dalla luna.
Un giorno forse diventerà la mia stagione preferita, per ora no, può aspettare, deve aspettare, è un suo dovere aspettare e aspettarmi.
L’autunno, rapisce la mia anima con i suoi colori: il rosso della siepe, l’arancione, il marrone e il giallo dorato delle foglie.
A Cittanova, le foglie dorate diventano un magico tappeto che veste di magia villa Carlo Ruggiero.
Profumano di castagne e noci i sentieri della Zomaro.
A contrada Brucuvelano di Mammola la mia anima danza sospinta dal vento ed io mi perdo, inseguendo i miei ricordi, inseguendo altri autunni, amori passati, lacrime perdute, dolori incancellabili.
Mi rivedo al borgo natio, è sempre autunno, indosso un vestito fuxia e le scarpine nere.
Passeggio tra le foglie ingiallite, ammiro i maestosi ulivi, ai piedi del castagno ci sono tantissimi ricci, l’aria profuma di mosto, di noci e dalla cucina di mamma l’odore dei funghi fa da padrone.
Mi muovo lentamente tra le foglie ingiallite, da casa mia fino a quella di nonna, sono triste, sono sempre triste e non è solo colpa dell’autunno.
I miei capelli sono lunghi ,ricci, neri , sono tantissimi, come i miei sogni.
E’ autunno e al borgo natio io vivo di sogni, vivo sognando, leggendo e scrivendo.
I libri sono fedeli compagni della mia anima, l’inchiostro il mio profumo.
Al podere del nonno in contrada Terzullo di Taurianova, guardo la siepe di rosso vestita e penso che sarebbe stato bello poterla dipingere, ma io non sono brava in disegno. La siepe, allora, diventa musa e sul foglio diventa poesia.
Al podere è pieno di zucche, quelle autunnali, le contadine le chiamano i “cuccuzzi spinusi”.
Mamma le trasforma in un piatto prelibato.
E’ autunno, presto accenderemo il caminetto, e la sua fiamma riscalderà la mia anima.
La sera del primo novembre, i bambini travestiti da fantasmi passano per le case a chiedere dolcini, castagne e noci, portano una zucca acconciata faceva come un teschio.
Mamma ha già preparato lumini e crisantemi da portare al cimitero, anzi ai cimiteri: Rizziconi, Taurianova e Cittanova.
Prima di lei, a prepararli era la nonna.
Magia nell’aria. La notte del 2 novembre le anime dei morti tornano a far visita ai parenti.
Autunno: ricordo ancora : cadevano le prime piogge, lacrime dal cielo, all’alba si sentivano gli spari dei cacciatori, la notte il grido della civetta e del cuculo.
Ricordo un signore che veniva con la sua moto a vendere i broccoli , nonna li comprava e li cucinava “affucati”.
Il loro profumo riempiva la casa, erano deliziosi, oggi non lo sono più.
Autunno: nella “ruga” dove c’era la casa natia, le vicine si alzavano presto per recarsi al lavoro nei campi.
Iniziava la raccolta delle olive, il vento alzava mulinelli di polvere e faceva danzare le foglie ingiallite ed io ostaggio del travaglio della mia anima, danzavo con loro.
Autunno il treno partito da Roma, mi riportava a casa, viaggiava su un binario di lacrime, era l’11 novembre e in molti paese della Piana del Tauro si festeggiava San Martino, le foglie ingiallite morivano sul terreno ed io con loro.
Autunno, guardavo Lady Oscar e piangevo con Maria Antonietta Regina di Francia, la partenza del conte Hans Axel Von Fersen.
La musica che faceva da sottofondo alla storia era struggente, come l’autunno.
Studiavo la Rivoluzione Francese, approfondivo i personaggi, Luigi XV, la contessa du Barry, Luigi XVI, la Contessa di Polignac e Rosalie Lamorlière.
Bevevo il mio caffè, guardavo le nuvole e mi chiedevo cosa sarebbe stato di me, dei miei sogni.
Autunno: passato, morto, sepolto, risuscitato. Torna ogni anno come un fantasma che non ha mai lasciato i luoghi che lo hanno visto vivo.
Ritorna al borgo natio, anche se la ragazza dal vestito fuxia e i lunghi capelli non esiste più.
Ritorna tra gli ulivi, ritorna sulla strada che portava da nonna, ritorna il due novembre, ritorna al podere del nonno.
Non è più nostro e chissà se ci sono ancora “i cucuzzi spinusi”?
Ritorna l’autunno e riporta gli stessi profumi, la stessa magia e la saudade.
Ritorna e dal balcone della casa di Geolia, mi sembra di rivedere la ragazza con il vestito fuxia, raccoglie ancora le foglie ingiallite dal vento e le conserva.
Di notte sullo Zomaro, Selene lacrimosa canta un’antica melodia e lungo la strada della Ferrandina, la siepe di rosso vestita, saluta le rondini.
L’autunno oggi è un fiume di lacrime, è un sogno interrotto, è rimpianto, è non ritorno, è un camino vuoto che nessuno accenderà, è nostalgia, è dolore.
Un dolore che mi appartiene, che tedia la mia anima, che ritorna puntuale, per farmi morire e rinascere, che mi riempie d’inchiostro, che mi consuma .
Oggi sul Monte Sant’Elia l’ho incontrato, l’ho subito riconosciuto, era lui, era l’autunno: l’autunno nell’anima.
Caterina Sorbara