


LATTARICO (CS), mercoledì 10 dicembre 2025 – Ogni percorso educativo dovrebbe partire da una
verità semplice: un bambino che impara a osservare la natura diventa un adulto capace di
rispettarla. È questa la direzione scelta dal plesso Regina di Lattarico, dove nei giorni scorsi si è
svolta la Giornata dell’Albero, un laboratorio creativo dedicato alla scoperta della natura, intesa
non come simbolo astratto, ma come organismo vivo che insegna, accoglie, cambia e fa crescere.
RENZO: TOCCARE LA NATURA PER RISPETTARLA E RICREARLA
È quanto fa sapere la direttrice del Polo dell’Infanzia, la pedagogista Teresa Pia Renzo,
sottolineando come, nel mondo della prima età, sostenibilità non significa parlare di ambiente:
significa toccare, manipolare, ricreare. Significa trasformare la natura in un’esperienza concreta,
sensoriale, quotidiana. Ed è proprio ciò che le educatrici hanno realizzato con i bambini attraverso
un’attività che ha unito mani, sguardi, movimento e immaginazione.
IL CARTELLONE COLLETTIVO: IMPARARE CHE LA NATURA SI COSTRUISCE INSIEME
La prima fase del laboratorio ha coinvolto tutti i bambini nella realizzazione di un cartellone
collettivo, utilizzando carta crespa da manipolare, accartocciare, modellare. Un gesto semplice, ma
carico di significati. Dalla motricità fine, che si sviluppa alla coordinazione occhio-mano, che si
affina, per finire, all’attenzione condivisa che permette a ciascuno di portare un pezzo di sé in
un’opera comune. In quella grande chioma costruita a più mani – spiega ancora la pedagogista –
l’albero diventava ciò che rappresenta nella vita: un luogo di appartenenza, un intreccio di radici e
rami che ha senso solo se ogni bambino trova il suo spazio per contribuire.
DIGITO-PITTURA: LE DITA COME PENNELLI PER RACCONTARE L’AUTUNNO
La seconda fase della Giornata dell’Albero ha trasformato l’esperienza collettiva in un’esplorazione
personale. Ogni bambino, sul proprio libro, ha ripreso il tema dell’albero utilizzando la digito
pittura: le dita immerse nei colori, la tempera che diventa foglia, corteccia, sfumatura. Le mani
sono diventate strumenti di conoscenza. Le sensazioni tattili parte integrante del processo
educativo. È così che l’albero non resta più un disegno, ma prende forma come esperienza con il
colore che scivola, la consistenza che sporca, la libertà del gesto che permette di raccontare con il
corpo ciò che la voce non sempre riesce a esprimere.
UN PERCORSO CHE EDUCA ALLA SENSIBILITÀ, NON SOLO ALLA TECNICA
L’attività non è stata solo creativa ma, soprattutto, formativa. Ha insegnato ai bambini che la
natura si osserva, si conosce, si rispetta. Ha mostrato che la crescita non avviene con schede da
completare, ma con esperienze che tengono insieme sensorialità, emozione e intenzione. Ha
ribadito che la sostenibilità, nell’infanzia, significa imparare a vedere il valore di ciò che ci circonda.
Perché – conclude la pedagogista Renzo – le radici della cura si mettono nei primi anni di vita, e
ogni bambino che impara a conoscere un albero porta con sé la possibilità di essere, un giorno, un
adulto più consapevole. – (Fonte: Pedagogista Teresa Pia Renzo – Presidente Cooperativa Maya –
Comunicazione Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying)
