Infermieri e Professioni Sanitari: stipendi base di almeno 2000 euro al mese. Lo chiede FSI-USAE.

Bonazzi, Fsi-Usae, chiede l’immediata convocazione della Commissione paritetica art.12 della Sanità: “oggi un professionista sanitario si aspetta la possibilità di crescere professionalmente e uno stipendio netto di almeno duemila euro”
Adamo Bonazzi, ha preso carta e penna ed ha scritto al Presidente Aran per chiedere, formalmente, l’immediata convocazione della Commissione paritetica per la revisione del sistema di classificazione professionale (organismo previsto dall’articolo 12 del Ccnl relativo al personale del comparto sanità) per la prosecuzione e la conclusione dei lavori che sono latenti dal mese di settembre 2020.
I lavori della commissione infatti, vanno avanti da tempo a singhiozzo: si erano già interrotti a febbraio del 2020 ma poi sono ripresi per interrompersi nuovamente.
La commissione del comparto sanità è diversa da quelle degli altri comparti della pubblica amministrazione, non solo perché al suo interno è rappresentato anche il comitato di settore (cioè i rappresentanti dei datori di lavoro) ma anche e soprattutto perché il personale che opera in tale comparto ha delle specificità che non esistono in nessun altro settore: negli altri comparti si trattano delle pratiche qui si curano ed assistono delle persone, dei pazienti-utenti. Un concetto che però non è ancora stato ben recepito a livello contrattuale.
“Le professioni sanitarie oggi si sentono ingabbiate dentro l’attuale sistema e ritengono inadeguato il proprio posizionamento contrattuale ed il relativo stipendio” dichiara Adamo Bonazzi, Segretario Generale della Fsi-Usae, che continua: “il lockdown ed il Covid19 hanno travolto la sanità italiana e cambiato le carte in tavola, cambiandone la percezione dei cittadini e delle istituzioni ma soprattutto ha cambiato la consapevolezza dei professionisti che vi operano. Siamo alla vigilia di una apertura di stagione contrattuale che per la sanità non si può affrontare partendo dagli attuali posizionamenti. I professionisti sanitari non ci stanno più a rischiare la propria vita con l’impianto giuridico contrattuale attuale che blocca carriere e stipendi e che non li valorizza. Non saranno certo i pochi spiccioli di indennità inadeguate a fare la differenza. Serve un riconoscimento giuridico con un posizionamento iniziale adeguato, ed un impianto che garantisca la possibilità di carriera e l’accesso alla dirigenza. Oggi un professionista sanitario si aspetta la possibilità di crescere professionalmente e uno stipendio netto di almeno duemila euro (€ 2.000,00).”