La resilienza delle mafie nel libro di Nicaso e Gratteri

«Con le mafie si è scelto di convivere», è l’incipit del nuovo testo aggiornato con uno sguardo a 360° sull’economia criminale nel mondo ad opera del giornalista Antonio Nicaso, e del magistrato più esposto contro la ‘ndrangheta, il calabrese dott. Nicola Gratteri, immettono speranza e ossigeno legale in una società malata di Covid-19 e di illegalità. Il testo, edito da qualche settimana dalla Mondadori (pp. 143), sempre corredato da fonti bibliografiche, esce in un contesto pandemico per il Covid-19, dove le mafie hanno mostrato “la resilienza”, cogliendo l’opportunità della crisi, in un “corso e ricorso della storia”. È un’indagine a tutto campo, in Calabria, in Italia, in Europa e nel mondo, quella delle mafie, che si alleano, si intrecciano, si incontrano, si adattano e si rinnovano, «nella capacità di intessere rapporti con il potere politico, con il potere economico, purtroppo anche con il potere istituzionale» (p. 16). La crisi pandemica che stiamo vivendo, è un’altra occasione per acquisire vantaggi economici e di potere, di legittimarsi sul territorio (pp. 56-57) e acquisire consenso sociale. Le mafie si sostituiscono allo Stato, dove c’è quel vuoto, penetrano nel cuore del tessuto civile per profitti personali, non senza complicità, attuando quella strategia di espansione che li vede già proiettati avanti, dopo la droga, l’usura, il commercio dei rifiuti, e dopando il mondo della finanza. Le mafie hanno il fiuto dell’affare, sono cangianti, si adeguano, un esempio, il commercio di mascherine, di sussidi ricevuti indebitamente, sono accertamenti dovuti ad intercettazioni, inchieste, dati investigativi ed economici, il cui allarme era stato lanciato proprio nel mese di marzo in pieno lockdown. Tutto questo fa emergere la capacità resiliente delle mafie a leggere il contesto (p. 119), a interpretarlo, e continuare l’azione pervasiva, attraverso collaboratori, prestanome, quel mondo di mezzo, punto nevralgico e di forza delle mafie.
L’attenzione degli investigatori e delle forze di polizia, avverte il rischio che settori come le piccole imprese, il settore farmaceutico, quello della sanità, l’edilizia, quella manifatturiera, le agenzie di viaggio, i trasporti (p. 123), questi, e altri ancora, che stanno subendo l’attuale momento di crisi a causa della pandemia, siano acquisiti dalle mafie: «sono molti avvezzi alla logica della corruzione, ovvero a quella forma di ossigeno illegale che altera le regole del mercato e stravolge i principi della democrazia» (p. 130).
Il libro è motivato dalla “rabbia”, – affermano gli autori -, una reazione e un impegno costante, di dedizione, di ossigeno puro e legale, in una società che ha bisogno di anticorpi sani, di gente onesta, trasparente e pulita, che non cede a compromessi e rifiuta vantaggi economici a discapito della collettività e dei bisognosi. Il testo, conferma le ultime vicende della “grande tribolazione in Calabria”, arresti di politici regionali per concorso in associazione mafiosa con la ‘ndrangheta, la sanità commissariata e senza una guida, e forse, uno spiraglio, un risveglio, dopo tanto letargo, la protesta dei sindaci calabresi che si sono dati appuntamento a Roma il 19 novembre scorso per chiedere la fine del commissariamento. Una Calabria in zona rossa, afflitta che non ha bisogno di promesse, suddita, maltrattata, disperata, nel vortice tragico del destino del quale non riesce a liberarsi, soffocata e stritolata dalla morsa violenta della criminalità, incapace a reagire per la debolezza della politica, e l’insufficiente reazione dei cittadini, che forse si intravede il momento per dire no a tanta ingiustizia sociale e contro i tanti padrini e padroni di turno, palla la piede di un mancato sviluppo, sociale, culturale ed economico.
Vincenzo Leonardo Manuli

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