Il racconto di Fortunata della mistica di Paravati mamma Natuzza

La giornata era molto beneaugurante, temperatura mite, il cielo sereno, nel pomeriggio il sole con i suoi raggi penetrava le nuvole. Questo è tempo di raccogliere le ulive, della spremitura, e approfittare della bella giornata. Si prospettava un pomeriggio intenso, e sabato alle 16,00, la piccola comunità di San Procopio, e qualche devoto proveniente dai paesi limitrofi, c’è da evidenziare che San Procopio da poco è stata elevata a “Città mariana”, per richiesta del parroco e approvata dalla giunta comunale, i fedeli si davano appuntamento nella chiesa centrale, intrattenendosi in un incontro con Fortunata Nicolace nipote di mamma Natuzza, la mistica di Paravati.
Gradualmente l’aula liturgica si affollava, con riverente ascolto attenti alle parole di Fortunata, dopo il saluto del parroco, don Leonardo Manuli, la nipote di mamma Natuzza raccontava alcuni particolari della nonna. “Una donna semplice, umile, comune, il cui messaggio centrale è stato l’amore incondizionato a Gesù, e che lei ha vissuto e testimoniato, nella vita sacramentale, praticando la confessione settimanale, la partecipazione quotidiana alla Santa Messa”.
La mistica di Paravati però non era una persona comune, ha avuto dei doni, messi a disposizione di persone sofferenti, consigliera e prossima a tanta umanità che si recava per ricevere aiuto, preghiere.
Chi era Natuzza? Fortunata, che prende il nome dalla nonna stessa, racconta che lei era “una contadina, analfabeta, sapeva amare, povera, sfuggendo la tentazione di divenire personaggi”. “Mia nonna ci ha lasciato importanti insegnamenti, di essere uniti, di fare la carità”, riprende Fortunata, “lei vedeva Gesù, è cresciuta con lui, dialogava con la Madonna (da cui è nata la supplica di mamma Natuzza pregata nei cenacoli da lei voluti), come un bambino chiede alla mamma”.
Mentre Fortunata parlava, raccontava, c’era tanta attenzione, quasi quasi come se fosse presente mamma Natuzza. “Visioni, apparizioni, in comunicazione con il mondo del cielo, stimmate, emografie, bilocazione, l’ubbidienza alla chiesa”, ci vorrebbe una intera giornata per parlare della nonna, conferma Fortunata, e lei è testimone diretta della passione che viveva, il costato aperto, il casco di spine, figure religiose che comparivano nelle ginocchia (Eucaristia e Gesù) nei periodi della settimana santa. Confida Fortunata che “la nonna ha vissuto periodi difficili, non è stata capita, è stata ricoverata da ragazza in manicomio. È stata studiata dai medici, parlava in tutte le lingue, capiva e rispondeva”. Riportando alcune parole della nonna, lei diceva: “io ripeto quello che dice l’angelo”
Dopo la testimonianza, circa un’ora, la comunità dei fedeli, ha pregato il rosario e hanno partecipato alla Messa presieduta dal parroco. Un passaggio importante è stata l’affermazione “se la nostra fede non parte dal nostro cuore non faremo mai nulla”. Alla fine della celebrazione la foto ricordo e i saluti con Fortunata, accompagnata dal marito, è stata molto felice di questo momento di preghiera e di testimonianza: “è un compito che mi ha dato la nonna, ed io vado dove sono invitata”.
Si è fatta sera, il cielo si è mantenuto sereno, e i fedeli rientravano nelle loro case, commentando l’incontro, pensosi, e più fiducioso, perché la nostra vita è fatta “di terra e di cielo”, e in questa Calabria difficile, ostile, generosa, testarda, immobile, ci sono feritori di cielo attraversate dalla luce di Dio.

VLM

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