Il Mercato.

Il mercato è un coloratissimo corridoio di bancarelle stracolme di mercanzie, abbigliamento, frutta e verdura, pesce e affettati, noccioline e caramelle
Nel periodo natalizio, non mancano mai il torrone di mandorle e le pitte pie.
È bello andare al mercato, perché i suoi colori e i suoi profumi, confortano l’anima e regalano un pò di serenità.
Era l’estate del 1981, al borgo natio l’odore dell’erba fresca, delle margherite e dei papaveri danzava nell’aria.
Il gallo del vicino pollaio cantava ogni mattina.
Il sole era caldo e forte.
Io amavo l’estate, ancora oggi è la mia stagione preferita.
Il mare della Tonnara di Palmi, era per me il più bello del mondo, lo scoglio dell’Ulivo era il luogo dell’anima.
L’acqua era limpida e la spiaggia era pulitissima.
Adoravo la canzone di Lio dal titolo Amoureux Solitaires, mi faceva compagnia insieme al chicchirichì del gallo, al canto delle cicale e alle serenate dei grilli.
Un lunedì mia nonna Caterina, mi aveva chiesto se volevo andare al mercato di Gioia Tauro insieme a lei.
Io avevo accettato con entusiasmo, perché volevo comprare la musicassetta di Lio e i pantaloni alla pescatora che, in quel periodo erano molto di moda.
Il mercato per me era una gioia, adoravo i colori, gli odori e mi piaceva tantissimo incontrare la gente.
Il mercato di Gioia Tauro era bellissimo e lo è ancora oggi.
Camminavo felice tra le bancarelle e ricordo perfettamente la gioia provata nell’acquistare la musicassetta e i pantaloni.
Amoureux Solitaires divenne ufficialmente la colonna sonora della mia estate.
Ricordo avevo tanti sogni, come ricordo perfettamente la festa di San Rocco ad Acquaro e a Palmi, la Madonna dei Poveri di Seminara con il palio e la danza dei giganti Mata e Grifone.
Allora era tutto bello, perché tutto profumava di speranza.
Conservo una foto dell’estate 1981.
Indossavo un abitino a fiori colorati, simile ad una maglietta lunga.
Guardo con attenzione la foto, il mio timido sorriso oscilla tra il sogno e la tristezza.
Già la tristezza, perché in fondo c’erano solo Lio e libri a farmi compagnia.
Ricordo perfettamente uno dei libri letti nell’estate 1981 “I Borgia”, perché l’amore per la storia è scritto sulla mia pelle.
Oltre loro, rimaneva la tristezza, perché al borgo natio mancava la vita.
Mancava la vita che leggevo sui libri e sui settimanali che acquistavo nell’unica edicola di Rizziconi o in quella che c’era a Gioia Tauro, subito dopo il semaforo.
Mancavano il cinema, il teatro, la scuola di danza e la scuola di musica, il corso, il lungomare, i musei, i concerti. Mancava tutto quello che per me era vita.
Ecco perché ero triste.
Nella foto sul balcone vista ulivi, ero triste.
Poi il tempo è passato, la nonna è morta e non ho avuto più né il tempo, né la voglia di andare al mercato.
Lo studio, i libri, i primi scritti mi assorbivano.
Inseguivo la cultura(lo faccio ancora oggi), lei avanti ed io dietro, una corsa ad ostacoli. Vietato fermarsi!
Da qualche anno però tra un libro e uno scritto, ho ripreso ad andare al mercato.
Scendo dalla statale 111 alla marina di Gioia Tauro, dove ancora oggi come allora,il lunedì c’è il mercato.
Non c’è più la nonna, sono scomparse le musicassette, ma il mercato è rimasto, resiste ancora bello e colorato come un tempo.
Scendo e coloro la mia anima di gioia e nostalgia.
Mi aspetta la cara signora Assunta Calderazzo con i suoi graziosi abitini colorati e la bigiotteria, mi aspettano le primizie degli orti pianigiani , il caldo sole e l’odore della pizza.
Ripenso con nostalgia la casa tra gli ulivi, ormai vuota.
Ripenso il pollaio che non esiste più, non c’è più la nonna, non ci sono i sogni, li ho abortiti insieme alle speranze.
Ma il mercato e i suoi colori, danno linfa nuova al mio esistere.
Ritorno a scrivere, ritorno a sognare, ritorno a ricordare una signorina tra gli ulivi che voleva andare a teatro, che amava cantare e ballare.
Una signorina dallo sguardo triste con un libro sempre in mano.
Una signorina che quando il rosso del tramonto dondolava sulle chiome degli ulivi, parlava allo spaventapasseri e la notte recitava poesie a Selene lacrimosa.
Eh toi dis-moi que tu m’aimes
Même si c’est un mensonge et qu’on n’a pas une chance
La vie est si triste, dis-moi que tu m’aimes
Tous les jours sont les mêmes, j’ai besoin de romance

Un peu de beauté plastique pour effacer nos cernes
De plaisir chimique pour nos cerveaux trop ternes
Que nos vies aient l’air d’un film parfait

Eh toi dis-moi que tous les Jours sont les.
Già, erano tutti uguali i giorni al borgo natio.
E’ l’alba, oltre la ferrovia, sento un gallo cantare e mi chiedo se davvero c’è un pollaio o è lo spirito di uno dei galli del borgo natio che ritorna a me.
Sul tetto della casa di fronte tubano le colombe, l’odore del caffè riempie la cucina, io penso alla casa, ormai abbandonata, tra gli ulivi.
Amour solitaire à l’intèrieur d’une maison morte.
Mi si stringe il cuore, vorrei piangere, ma oggi è lunedì ed è estate.
Fra poco scenderò al mercato, mi aspettano i colori, i profumi.
Mi aspetta la signora Assunta Calderazzo e il suo dolce sorriso.
Mi aspetta anche l’ombra della perduta felicità.
Caterina Sorbara