I Bronzi di Riace simboli e custodi della Calabria

Guerrieri, atleti, dèi, anzi uomini, sono considerati tra i capolavori scultorei più significativi dell’arte greca classica e la Calabria è custode di queste statue nude, ardite, sensuali, che da mezzo secolo il mondo ammira. Sono passati cinquant’anni dal loro ritrovamento, 16.08.1972-16.08.2022, una opportunità per conoscere queste meravigliose statue e la Calabria, di cui sono diventati un vero e proprio simbolo del paesino in cui sono stati ritrovati e dell’Italia. Ancora oggi non esistono elementi che permettano di attribuire con certezza le opere ad uno specifico scultore. Esse sono al centro dell’attenzione del mondo scientifico, un mistero che spinge ricercatori, archeologi e studiosi a formulare tante ipotesi, ma nessuna è certa. Si è supposto che fossero stati gettati in mare durante una burrasca per alleggerire la nave che li trasportava o che l’imbarcazione stessa fosse affondata con le statue. Per quanto concerne la loro provenienza, l’ipotesi più probabile è che risalgono alla metà del V sec. a.C., tuttavia il dato certo è che il mare li ha restituiti alla vita.

La mattina del 16 agosto del 1972 a Porto Forticchio di Riace marina, a 300 metri dalla costa ed a 8 metri di profondità, furono individuate due statue greche, della quale è possibile ammirare ogni giorno la bellezza presso il museo archeologico nazionale di Reggio Calabria, non solo, a pochi metri, “il chilometro più bello d’Italia” come lo definì Gabriele D’Annunzio, il lungomare che si affaccia sullo Stretto di Messina, uno dei panorami più belli e suggestivi.

Le due statue sono una grande attrattiva per il turismo e per conoscere la Calabria, un simbolo identitario, ma che non risolvono i problemi atavici di indifferenza, di inefficienza politica, di coscienze addormentate, della criminalità che penetra in ogni ramo della società, della sanità che fa acqua da tutte le parti, dello spopolamento di tanti paesi, e della insufficienza dei servizi primari ai cittadini.

Ben venga la valorizzazione di queste statue, e della Calabria, che ha segnato in passato nella cultura magnogreca un tempo porte, ma anche più avanti, di scrittori locali inascoltati e perduti tra le polverose biblioteche. Oggi questi due energumeni di bronzo al centro anche di una querelle, di un duello, tra chi ha una certa esperienza e chi vuole cavalcare l’onda della propaganda. Io non entro in merito perché non ho competenza e conoscenza storica e archeologica, però occupandomi di cultura, un mio giudizio sento di esprimerlo, riguardo alla loro presenza in città internazionali, perchè bisogna avere il dovere di valorizzare raccontando la loro bellezza, di accendere la curiosità, l’interesse e la passione per la Calabria. Noi ce le teniamo strette, uno dei tanti tesori di queste regione, ma non per questo si può impedire di farli pellegrini e ambasciatori della nostra terra, terra degli dèi, magica per il mare e i suoi tramonti, mistica per le sue grotte e le montagne, profumate per il bergamotto e il cedro, sofferente per il grido di dolore del sangue versato dai morti di ‘ndrangheta.

Vincenzo Leonardo Manuli