GIOIA T.-Il nostro tempo, viene chiamato dagli studiosi, la “postmodernità”.

Il nostro tempo, viene chiamato dagli studiosi, la “postmodernità”.
Oggi l’uomo è smarrito, non ha più valori.
C’è un quadro del pittore Caspar David Friedrich , dal titolo:
“Il monaco sulla riva del mare”, che raffigura proprio la situazione attuale dell’uomo. Perdendo Dio ci si smarrisce in altre cose, come la corruzione, l’avidità, l’egoismo. Oggi l’essere si è ormai confuso con l’avere o con il “sembrare”.
I valori da salvare possono forse riassumersi in un unico ingrediente: l’ osservanza di norme di comportamento che giovino non solo a noi stessi nella nostra individualità, ma anche e soprattutto alla società in generale. Tutti dovrebbero avere come imperativo categorico il pensare al bene comune, pensare agli altri, forse anche sacrificarsi per gli altri: l’altro inteso come mio fratello e mai come un rivale. Bisogna fermare l’attaccamento ai cosiddetti falsi idoli. Oggi, se ci guardiamo intorno, ci rendiamo conto che la nostra società è avviata verso una sorta di scristianizzazione, dove l’amore è sostituito dall’odio, dalle rivalità, dal sesso facile e spesso mercenario. Cosa fare? Di certo non esistono <> efficaci per tutti , né <> per l’armonia del creato. Non è però tardi, secondo me, c’è una piccola speranza. Ci si può salvare solo con qualcosa di attivo: guardandoci dentro, proiettandoci negli altri, riscoprendo la nostra umanità, la nostra ragione, i nostri sentimenti, recuperando i valori della solidarietà e del rispetto nei confronti del prossimo, ritornando al Cristianesimo delle origini. Da qui l’importanza dell’Istituto Superiore Teologico Pastorale “San Giovanni XXIII” di Gioia Tauro, una realtà positiva che esiste da molto tempo e che ha appunto come scopo la formazione e la crescita culturale dei fedeli laici, avvicinandoli alla conoscenza della Sacra Scrittura e a tutti quei valori positivi che ne derivano. Chiunque può servirsi, per fini culturali e personali, delle attività proposte dall’Istituto, che prepara anche al Diaconato, al Lettorato e all’Accolitato.
L’Istituto è diretto da don Domenico Caruso e, mercoledì scorso nell’ Aula Magna è stato inaugurato il nuovo anno accademico.
Dopo i saluti di don Domenico Caruso che, dopo aver ringraziato tutti i docenti che hanno dato la disponibilità all’insegnamento, si è soffermato sull’importanza del momento, sottolineando che l’Istituto è una grazia per il bagaglio culturale che dona.
A seguire Mons. Francesco Milito, vescovo della Diocesi Oppido-Palmi, dopo aver ringraziato don Domenico Caruso per l’impegno profuso a favore dell’Istituto, ha relazionato sul tema: “Segni dei tempi: via per una teologia del contesto”.
Mons. Milito, dopo aver tracciato a grandi linee il cammino di fede di San Giovanni XXIII, di cui l’Istituto porta il nome; si è soffermato sull’importanza della fede che deve essere compresa soprattutto da tutti .
La ragione è uno strumento grandissimo per la fede, da qui l’importanza del binomio fides et ratio, se uno dei due manca non si va da nessuna parte.
Ogni pagina della Bibbia è importante, l’uomo biblico è sempre un orante ed è un teologo: riflette, prega e agisce.
L’uomo biblico per eccellenza è Gesù.
Mons. Milito ha sottolineato che dalla preghiera nasce la prassi e nell’uomo biblico il credere da forza all’agire.
La teologia è un pensare Dio per vivere secondo Dio.
Infine Mons. Milito, ha chiesto ai docenti e agli studenti di iniziare a formulare su solide e scientifiche basi una vera e propria “Teologia della Piana”capace di rispondere, secondo l’insegnamento della chiesa, alle ansie, alle speranze , ai dubbi e alle attese degli uomini di oggi.
Subito dopo sono stati consegnati i diplomi a tre studenti che hanno concluso il loro percorso nell’Istituto: Cetta Schepis, Caterina Sorbara e Antonio Pronestì.
Caterina Sorbara