CATANZARO, giovedì 1 ottobre – La Regione Calabria porta a Bruxelles una proposta
concreta per il futuro del patrimonio blu: fare dei Parchi Marini Regionali non solo aree da
proteggere, ma piattaforme territoriali di conoscenza, innovazione, turismo sostenibile,
sicurezza e nuova economia blu. È questo il senso del contributo, trasmesso nelle scorse
settimane dall’Ente per i Parchi Marini Regionali (EPMR) della Calabria, alla consultazione
pubblica, promossa dalla Commissione europea, sulla futura legge europea sugli oceani e
sulla revisione della Direttiva relativa alla pianificazione dello spazio marittimo. Una
partecipazione tutt’altro che ordinaria, se si considera che le adesioni italiane sono state
complessivamente appena 46, pari al 5,29% del totale, mentre in tutta Europa soltanto 26
Pubbliche Amministrazioni, il 2,99% dei partecipanti, hanno scelto di intervenire. Numeri
che collocano l’EPMR tra i pochi enti pubblici italiani entrati direttamente nel processo di
consultazione, nel momento in cui si stanno formando le nuove regole europee per il
governo degli oceani.
CON PARCHI MARINI CALABRIA NELLA NUOVA GOVERNANCE EUROPEA DEL
MARE
La consultazione, chiusasi dopo tre mesi di lavoro, ha chiamato amministrazioni pubbliche,
autorità, imprese, associazioni, esperti, cittadini e comunità costiere a contribuire alla
definizione del futuro quadro europeo per la gestione sostenibile dei mari. La Regione
Calabria, attraverso l’EPMR, ha depositato il proprio contributo allegando un documento
tecnico con proposte, progetti e soprattutto una visione strategica che fa leva sul know how dell’ente del primo anno di gestione ordinaria.
IL DIRETTORE GRECO: DENTRO STRATEGIA REGIONALE RIBADITA DA
MONTUORO
Confermiamo – spiega il direttore generale Raffaele Greco – la direzione intrapresa dalla
Regione Calabria e portata avanti, in più occasioni, dall’assessore regionale all’ambiente
Antonio Montuoro: valorizzare il mare come infrastruttura ambientale, culturale ed
economica. La linea è quella già avviata in sede europea, ad esempio, agli Ocean Days di
Bruxelles, durante la missione istituzionale guidata dallo stesso Montuoro, presiedendo i
lavori della Commissione Intermediterranea della Conferenza delle Regioni Periferiche
Marittime (CRPM). Una visione – ribadisce Greco – nella quale i Parchi Marini non sono
percepiti come vincoli, ma come luoghi di tutela attiva, fruizione regolata, occupazione
qualificata e sviluppo compatibile.
REGIONI ED ENTI GESTORI, IL LIVELLO DOVE L’EUROPA DIVENTA CONCRETA
Nel documento inviato alla Commissione europea, l’EPMR sottolinea un punto centrale: gli
obiettivi comunitari per gli oceani possono essere realizzati solo riconoscendo il ruolo
operativo delle Regioni e degli enti gestori delle aree marine protette e dei siti Natura
2000. L’Ente gestisce oggi ventotto Zone Speciali di Conservazione marino-costiere e sei
Parchi Marini Regionali, che a breve saranno per altro oggetto di una nuova
riperimetrazione, volta non a creare nuovi vincoli ma a costruirne una fruizione
consapevole. Ogni giorno – prosegue il direttore generale dell’EPMR – interveniamo su
tutela degli habitat, monitoraggio ambientale, fruizione sostenibile, sensibilizzazione delle
comunità e promozione di un’economia blu rispettosa degli ecosistemi.
LA SECCA DI AMENDOLARA CANDIDATA AD ESSERE OSSERVATORIO DIGITALE
Tra i riferimenti più significativi figura la Secca di Amendolara, nodo strategico per
biodiversità e ricerca, indicata come possibile osservatorio capace di rendere accessibile,
anche in chiave digitale, un patrimonio sommerso altrimenti invisibile. È proprio dentro
questa prospettiva che, nel contributo digitale trasmesso insieme al questionario, l’EPMR
ha proposto, con una specifica visione sul DTO – il Gemello digitale europeo dell’oceano –
cinque concept evoluti, tra i quali figura anche la Secca di Amendolara. L’obiettivo è farne
uno dei luoghi nei quali sperimentare nuove forme di osservazione, raccolta e condivisione
dei dati e restituzione digitale del patrimonio marino, mettendo la tecnologia al servizio
della conoscenza e della gestione sostenibile.
La Calabria, dunque, entra nel confronto europeo sugli oceani, portando esperienza,
progettualità e capacità di governo del mare. La futura Legge europea sugli oceani diventa
così un’occasione per riconoscere che la tutela non si costruisce solo nei grandi indirizzi
comunitari, ma nei territori che ogni giorno proteggono, studiano e rendono fruibile il
patrimonio marino. Ed è proprio per questo che la consultazione non può essere letta
come un semplice adempimento: è il momento nel quale le regole si formano. L’Ocean Act
definirà obblighi, architettura della governance e canali di finanziamento che Regioni ed
enti gestori dovranno poi attuare. Partecipare adesso significa poter incidere sulle norme,
quando sono ancora plastiche, invece di adattarsi domani a regole scritte da altri. Perché
chi non entra in questa fase del confronto accetta, di fatto, che il proprio ruolo venga
definito altrove.- (Fonte: Ente Parchi Marini Regionali Calabria – Comunicazione
Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying).

