CORIGLIANO-ROSSANO (CS), lunedì 30 marzo 2026 – Non si tratta solo di un salto in
avanti. È un vero e proprio cambio di passo. L’Istituto Majorana continua ad alzare
l’asticella della propria offerta formativa e lo fa scegliendo una traiettoria chiara: stare
dentro le trasformazioni, anticiparle, governarle. Nell’evoluzione continua che sta
ridisegnando i percorsi dell’Alberghiero e dell’Agrario si inserisce oggi un tassello nuovo,
ambizioso, identitario: il tartufo. Una frontiera che è insieme agricola, gastronomica ed
esperienziale. Una frontiera che parla calabrese.
PRESTO UNA TARTUFAIA E IL TARTUFO NEL TERZO PANINO IDENTITARIO
Dentro questa visione si colloca il convegno La tartuficoltura in Calabria – Nuove
opportunità per lo sviluppo rurale, ospitato nei giorni scorsi all’interno dei laboratori e degli
spazi dell’indirizzo Alberghiero e promosso dal Dirigente scolastico dell’IIS Majorana
Saverio Madera. Lo stesso che ha ribadito l’intenzione da parte della scuola di individuare
un’area, all’interno dei 18 ettari dell’Azienda Agricola scolastica, da destinare ad una
tartufaia. Non solo. Dopo l’omaggio a Sybaris e dopo aver celebrato Lilio in occasione della
Giornata regionale del Calendario, proprio il tartufo – fa sapere il dirigente Saverio Madera
- potrebbe essere l’ingrediente protagonista del terzo panino identitario dedicato anch’esso
ad un altro MID della Calabria straordinaria.
IL TESORO SOTTO TERRA E QUELLA CALABRIA CHE ANCORA NON SI VEDE
C’è, infatti, una Calabria che cresce sotto i piedi, silenziosa ma preziosissima. È quella della
cavatura del tartufo, pratica antica e riconosciuta a livello internazionale, che qui trova
condizioni naturali straordinarie. La regione, infatti, ospita 8 delle 9 specie di tartufo
presenti in Italia, distribuite tra Pollino, Sila e aree interne cosentine. Nelle stagioni migliori
si parla di centinaia di chili raccolti, segno di un patrimonio reale, diffuso ma ancora in
gran parte non organizzato. Insomma, un capitale naturale che attende solo di essere
trasformato in valore.
UNA RICCHEZZA DI FATTO CHE VA TRASFORMATA IN SISTEMA
Il tartufo, in questo scenario, diventa la prova più concreta di una verità spesso
dimenticata: la ricchezza della Calabria è nella sua terra. E lo è per due motivi. Il primo: la
qualità. La regione produce tartufi neri e bianchi apprezzati anche nei circuiti più esigenti.
Il secondo: il potenziale. Siamo davanti a una miniera ancora inesplorata, capace di
generare valore non solo in agricoltura, ma anche nel turismo di fascia alta, nella
ristorazione, nell’accoglienza.
È qui che entra in gioco il Majorana che, dopo aver investito su filiere identitarie come olio,
vino, pane e prodotti da forno, birra artigianale, clementine IGP e agrumi, apre anche al
tartufo. E lo fa portando ai suoi studenti un messaggio pedagogico e sociale preciso: non
solo, grazie alla formazione acquisita sui banchi, tra i laboratori e nell’esperienza sul
campo si può costruire un know-how forte come base per il proprio futuro lavorativo, ma
restando in Calabria si può farlo puntando in alto. Molto in alto. Perché il tartufo non è
solo prodotto: è mercato, è esperienza, è economia. Ed è proprio nell’integrazione tra
Agrario e Alberghiero che si gioca la partita.
COMPETENZE IN CAMPO CON UNA FILIERA CHE PRENDE FORMA
A dare sostanza a questa visione sono stati gli interventi degli esperti e dei professionisti
del settore. Gli agronomi Giovanni Battista Caruso e Mario Reda hanno delineato il
potenziale delle aree interne, mentre Matteo Galletti, coautore del volume La coltivazione
pratica dei tartufi – Manuale di tartuficoltura, ha offerto una lettura tecnica e operativa
della coltivazione. A coordinare i lavori l’agronomo Antonio De Sensi, in un confronto che
ha messo attorno allo stesso tavolo tartufai, tecnici e mondo della formazione. Dal
dibattito è emersa una direzione chiara: basta visioni frammentate, serve una filiera. Una
filiera che unisca esperienza sul campo e competenza scientifica, capace di trasformare
una vocazione naturale in sviluppo strutturato.
DALLA TERRA AL PIATTO: LA DIDATTICA DIVENTA ESPERIENZA
Gli studenti dell’indirizzo Alberghiero – in rappresentanza di tutte le classi, ad eccezione
della prima – guidati dai docenti Roberto Pastore, Pietro Bloise, Antonio Farace,
Gianfranco Turano e Domenico Pisano, si sono poi cimentati, insieme allo chef Antonello
Rugna, nella prova pratica. Hanno lavorato il tartufo, toccandolo, trasformandolo,
interpretandolo. Sono nati così due piatti prelibatissimi: i tagliolini alla crema di tartufo
mantecati con fonduta di formaggi e la mousse di ricotta al tartufo. Non solo piatti. Ma
veri esercizi di futuro. Perché è proprio qui, tra laboratorio e territorio, che il Majorana
costruisce la sua identità: formare professionisti capaci di leggere la propria terra e
trasformarla in opportunità. – (Fonte: IIS E. Majorana/Corigliano-Rossano – Comunicazione
Istituzionale/Strategica – Lenin Montesanto Comunicazione & Lobbying)
















