C’è del “gattismo” su questi schermi!

Sin da piccola nel momento in cui in tv veniva trasmesso in diretta lo Zecchino d’Oro, beh, era il segno che a Natale mancava davvero poco. E a dire la verità, per me, ancora oggi è così. Questa manifestazione canora per i più piccini è un vero e proprio rito di preparazione alle feste, così come un rito è diventato l’andare alla ricerca di film a tema. Certo è che dagli anni dell’infanzia ad oggi sia canzoni che film per questo specifico periodo dell’anno sono assai cambiati.

Nei film sono quasi del tutto scomparsi gnomi, elfi, lo stesso Babbo Natale, personaggi magici in generale e così le canzoni dello Zecchino: sempre meno orecchiabili, sempre più artefatte (basti pensare che quest’anno è stato inserito persino l’autotune in un brano ed il playback per le esibizioni dei presentatori!). Il che la dice lunga su questi tempi privi di fantasia ed improvvisazione che stiamo vivendo. Poi però capita che a sfogliare i cataloghi delle varie piattaforme a disposizione oggi e ad ascoltare bene le canzoni, è possibile trovare delle sorprese.

Sulla piattaforma Amazon Prime Video colpisce la mia attenzione questo titolo caricato lo scorso 5 novembre: “Il visionario mondo di Louis Wain”. Nella mia ignoranza pensavo fosse una storia fantastica e magari piena di magia, ma scopro invece che si tratta di una storia vera. Lous Wain è realmente esistito ed ha avuto molte vite (artista, inventore, imprenditore, custode). Personaggio a tratti bislacco ed eccentrico -esattamente come la famiglia e le persone che lo circondavano nella Londra tra fine ‘800 sino agli anni trenta del 1900- ma che possedeva un dono speciale: riusciva a cogliere l’ironia, l’essere buffi e la bellezza in soggetti non degni di attenzione. Divenne famoso in tutto il mondo per aver dipinto straordinarie e a volte futuristiche immagini di gatti!

Nei panni del pittore vi è l’attore Benedict Cumberbatch (Doctor Strange) che riesce a far emergere tutto il suo genio interpretativo: se sempre più spesso è facile vederlo nei panni di ricchi individui acidi ed aridi di cuore, qui sa mostrarsi fragile con momenti di assoluto candore puerile. Alle volte si impiega tutta una vita nel comprendere determinate cose, di certo questo Louis Wain ha certamente capito che un musino peloso ed arruffato ed uno scialle blu erano l’Amore (con la A maiuscola, unico, sincero, senza pregiudizi e totalizzante).

Il film è un misto ber congegnato di biografia, sentimenti, bislaccherie, si ride, si piange e poi fotografia e scenografia sono assolutamente pazzesche e vi consiglio di recuperare questa opera biografica sorprendente (titoli di coda compresi, dove vengono mostrate le vere opere dell’Artista).

A fine film “mi sposto” dalla piattaforma Amazon a quella Rai per lo Zecchino d’Oro appunto. Fra tutte le canzoni ho la mia preferita ed anche la giovanissima interprete mi sta molto simpatica (unica bimba che parla delle sue amate bambole e non delle “settordicimila” attività extracurriculari che fanno dei bambini dei manager già stanchi o imprenditori di se stessi già svogliati e con una vita troppo piena per essere semplicemente dei bambini). Il brano si intitola “Potevo nascere gattino” ed è interpretato da Vittoria di 6 anni.

Per la seconda volta nella stessa serata compaiono dei gatti sullo schermo e innanzi ai miei occhi! In questo caso l’intero brano interpretato da Vittoria vuole essere una bella e diretta metafora per poter parlare di inclusione sociale senza alcuna distinzione di appartenenza, di genere, di sesso e disabilità facendo passare il messaggio importantissimo che:

“non scegli come nascere, non scegli dove crescere. Semplicemente sei quello che sei / sei unico e prezioso perché sei proprio tu.

Ma d’altronde, da un Paese che di recente ha bocciato il ddl Zan che avrebbe segnato un notevole passo avanti per i diritti civili, potevamo mai aspettarci che ad un concorso canoro per bambini potesse vincere un testo del genere?

La cosa che comunque colpisce è la figura del gatto. Su questo animale nel corso dei secoli ne sono state dette di tutti i colori: venerato come una divinità, allontanato in occidente perché capace di realizzare la cattiva sorte o in oriente invece adorato per la buona sorte che infonde, tenero oppure sempre diffidente, buffo ed estremamente elegante, spocchioso eppure approfittatore con quel suo musino tenero da ruffiano quanto basta, per non parlare poi dell’utilizzo social che se ne fa oggigiorno. Invasione di gattini pucciosi per contrastare il politico di turno che straparla o ancora meme di ogni sorta perché il gatto ha sempre l’espressione, la risposta ed il comportamento giusto.

Insomma, questo felino che ci fa compagnia non è un semplice animaletto che allieta le nostre giornate e la sua presenza ha un effetto benefico su di noi, ma è un essere estremamente complesso e per quanto noi lo sottovalutiamo, è stato di fondamentale importanza anche per le interpretazioni della meccanica quantistica (si veda ad esempio il “paradosso del gatto di Schrödinger). Quindi viva i gatti e tutti i significati -metaforici e non- che il suo essere sprigiona.

Mariangela Bisconte