Ancora brucia Non si parla più.

In Calabria c’è la memoria del criceto, dopo gli incendi che per diversi giorni nel mese di agosto ci hanno terrorizzato, i riflettori si sono spenti. Come afferma un mio amico sociologo Mimmo Petulla’, ecco davanti a noi “un’opera di rimozione pubblica”, si coglie subito “un oblio istituzionale”. Ho aspettato un po’ di tempo prima di esprimere una riflessione sugli incendi in Calabria di questa estate. Si sa, quando c’è l’impatto emotivo si parla e si straparla, ma qui non c’entra nulla l’emozione, qui si ha a che fare con l’amore alla propria terra, la prima prossimità che dobbiamo manifestare e denunciare è il crimine che è stato perpetrato e che “ha umiliato questa regione”.

Non si parla più, non ci sono inchieste e indagini, tutto spento, ma il territorio boschivo è martoriato. Perché in Calabria va a finire sempre così? Abbiamo assistito a ettari ed ettari di terreno inceneriti, la peggio l’ha avuta il Parco Nazionale dell’Aspromonte nel reggino, e nell’intervallo i politici facevano le passerelle, festini, manifestazioni, impreparati ad una situazione di emergenza, perché si sa, in estate c’è la furia criminale, ma in Calabria non c’è prevenzione e non si progetta, non si guarda al futuro, non si pensa al lungo termine, non si tutela e non si valorizza nulla. Il fuoco ha distrutto importanti macchie verdi, ha ucciso persone che cercavano di salvare i loro animali, pochi volontari, qualche mezzo come gli elicotteri e qualche canadair hanno cercato di evitare il peggio,.

La terra ancora brucia.
Quali mani criminali hanno potuto compiere un così devastante scempio ambientale ed ecologico? Quali interessi? Senza l’autorizzazione delle organizzazioni criminali e dicasi della ‘ndrangheta, che ha l’assoluto predominio del territorio non sarebbe avvenuto tutto ciò.

Non se ne parla più.

Fra poche settimane ritorniamo a votare in Calabria, per me saranno consultazioni farsa, dopo un anno transitorio dove alla fine hanno deciso una nuova spartizione di potere e di candidati scelti dai partiti e non dal popolo. È inutile, non cambierà mai nulla in Calabria, promesse, qualche scoop, poi Roma continuerà ad assistere e ricattare una terra che non ha più nulla da offrire, tra paesi che si svuotano e giovani che preferiscono altri posti più accoglienti. In Calabria non esiste un pensiero o una corrente intellettuale che difenda la propria terra, non per questioni di campanilismo, quest’ultimo si sveglia per questioni futili, ma perché a parte gli incendi sta avvenendo una desertificazione morale e culturale.

Non se ne parla più.
Sanità, ambiente, occupazione, legalità, rifiuti, infrastrutture, vie di comunicazione, burocrazia, dissesto idrogeologico, l’agricoltura in ginocchio, tutela delle minoranze linguistiche, il patrimonio culturale della Magna Grecia, università, scuole, in questo bisogna investire e dotare le strutture pubbliche di moderni strumenti per essere al passo con i tempi.

La terra brucia. Non se ne parla più.
Ci vorranno decenni per recuperare quello che abbiamo perso, ma in Calabria siamo sempre indietro, tra nepotismi e figli di papà, raccomandazioni e prebende per i soliti favoritismi, un caffè e un pezzo di formaggio e tutto è fatto. Io non ci sto a vedere una terra rapinata, stuprata, violentata, scrivo, denuncio, parlo, ma sono una voce fuori dal coro. Dove siete intellettuali? Dove è la politica? Dove è la magistratura? Dove è la società civile rappresentata dall’associazionismo? Dove sono le parrocchie? Dove sono le scuole? Dove sono i docenti? Dove siamo noi che abbiamo smesso di sperare, di vivere, di lottare, di dire una parola forte? Possibile che non esca un documento di denuncia, di impegno, di proposte, per questa terra che brucia?

Non se parla più. La terra brucia.

Vincenzo Leonardo Manuli

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