CINQUEFRONDI -SUI FATTI DI CINQUEFRONDI DEL 23 OTTOBRE DEL 1860.

Cittadini, in occasione dell’inagurazione della nuova Piazza Castello, prima Piazza Vittorio Emanuele, avvenuta il 9 Aprile ,da parte dell’Amministrazione Comunale, e’ stata posta in quella piazza una lapide in ricordo delle 16 vittime Cinquefrondesi uccisi dall’esercito Piamontese a seguito della “rivolta” in occasione del Referendum per la nascita dell’Unita’ d’ Italia. Da li’ e’ nato un “dibattito” “storico” sull’opportunita’ di questa scelta operata dall’Amministrazione Comunale; un dibattito che punta alla rivisitazione delle vicende storiche che portarono alla nascita dello Stato Italiano. E’ risaputo che per opera di alcuni storici e scrittori meridionali quelle vicende sono state riviste, anche , grazie a studi approfonditi, che hanno fatto capire che quel tipo di Unita’ d’Italia, altro non fu che una “ANNESSIONE FORZATA” del Sud, alla Monarchia Sabauda guidata da Vittorio Emanuele II. Gia’ lo stesso politico e scrittore socialista Gaetano Salvemini sosteneva, ai primi del ‘900, che “dopo l’unita’ d’Italia si accentuo’ l’arretratezza e l’impoverimento del Sud, facendo nascere una Questione Meridionale e che lo stesso brigantaggio non andava inteso come fenomeno criminale, ma come rivolta sociale popolare e contadina, repressa nel sangue dalle truppe Italo-piamontesi del Generale Cialdini, in una guerra che duro’ diversi anni”.Sono condivisibili le analisi che mettono in evidenza come il Regime Monarchico Piamontese depaupero’ il sud impadronendosi di tutte le risorse (aure soprattutto) che erano di proprieta’ del Regno delle Due Sicilie. Lo stesso Giuseppe Garibaldi, che “libero’ ” il sud dalla Monarchia Borbonica, quando giunse a Punta Faro di Messina fu invitato, da Vittorio Emanuele, a non marciare su Napoli, perche’, evidentemente, si voleva impedire la caduta del Regno Borbonico e Garibaldi rispose ”Sire a vostra Maesta’ e’ nota la stima e l’amore che vi porto, ma la presente condizione in Italia non mi concede di ubbidirvi…”. E’ pur vero che le speranze dei meridionali furono disattese, infatti, le terre, promesse ai contadini che presero le armi assieme a Garibaldi, furono ritornate ai latifondisti (a quella borghesia latifondista che opportunisticamente si schiero’ con Garibaldi.) Famosa fu la celebre frase del Conte Tancredi :”Se vogliamo che tutto rimanga com’e’, bisogna che tutto cambi” . (Il Gattopardo di T. Di Lampedusa). Ebbene questo non puo’ far dimenticare la miserevole condizione della stragrande maggioranza dei cittadini e dei contadini che vivevano sotto Ferdinando di Borbone ,la quale, per il novanta per cento era analfabeta. Basta pensare che nel corso del citato referendum del 1860, a Cinquefrondi, hanno potuto votare appena 59 persone, che erano ricche ed istruite (Come prevedeva la Legge del Regno delle due Sicilie). Ecco perche’ bisogna evitare di pensare che il Regno delle due Sicilie era il “paradiso terrestre”. Forse lo era per la borghesia e per i latifondisti, non certo per la stragrande maggioranza dei contadini poveri, analfabeti e affamati. Ritornando agli eccidi di Cinquefrondi, le riflessione di diversi storici, hanno inquadrato quell’eccidio (il quale e’ stato drammatico ed e’ giusto condannarlo cosi’ come quelli avvenuti nei paesi vicini) come “INSURREZIONI REAZIONARIE” aizzate dalla borghesia latifondista e dalla Chiesa filoborbonica. La stessa esaltazione della famiglia aristocratica dei Marchesi Aiossa, mi sembra non appropriata, visto che Don Luigi Aiossa, fu Ministro Segretario della Polizia Generale del Regime Borbonico e si macchio ‘ di violente repressioni nei confronti dei Patrioti italiani. Molto probabilmente, dietro i fatti di Piazza Castello a Cinquefrondi, c’e’ stato lo zampino e l’influenza degli Aiossa e della Chiesa, sui quei contadini che poi saranno passati per le armi. Alla luce di tutto questo credo che l’Amministrazione Comunale, abbia fatto male a deporre la lapide per ricordare un avvenimento che ha avuto origine per interessi e pressione dei latifondisti cinquefrondesi legati al Regno Borbonico, e invece, approfondendo di piu’ la Storia della nascita dell’Unita’ d’Italia ,avrebbe potuto ricordare un Cinquefrondese illustre e cioe’ GIOVAMBATTISTA MANFEROCI di Raffaele, Patriota “Ardente rivoltoso che impedi’ l’esecuzione degli ordini del generale Nunziante (il Nunziante che fucilo’ Giacchino Murat e i cinque eroici patrioti di Gerace) di diversi Cinquefrondesi”. Ecco perche’ e necessario iniziare un dibattito storico,aperto al contributo di storici e studiosi, per inquadrare quegli avvenimenti nella loro giusta dimensione e ricostruire quelle verita’, che per anni sono state occultate. Aldo Polisena

Riceviamo e pubblichiamo

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